di Erika Noschese
Il clima politico a Salerno si scalda improvvisamente, assumendo i toni tipici delle grandi vigilie elettorali. Sebbene manchi ancora il sigillo dell’ufficialità su una discesa in campo diretta, la direzione intrapresa ieri sembra ormai tracciata in modo inequivocabile. Nella cornice del congresso provinciale della Feneal Uil, quello che doveva essere un saluto istituzionale si è trasformato nel palcoscenico ideale per il lancio di una nuova sfida per il futuro della città. Vincenzo De Luca, già presidente della Regione Campania e storico sindaco del capoluogo, è intervenuto a sorpresa davanti alla platea dei lavoratori edili, delineando una visione ambiziosa che punta a scuotere l’assetto infrastrutturale del territorio salernitano. Il suo discorso è stato un vero e proprio manifesto programmatico, una chiamata alle armi per una città che, secondo la sua visione, necessita di una nuova scossa vitale per non smarrire il percorso di trasformazione iniziato decenni fa. Il fulcro del suo ragionamento ruota attorno a un concetto che ha segnato la sua intera carriera amministrativa: la trasformazione del ferro e del cemento in identità urbana. L’ex governatore ha chiarito che il programma a cui sta lavorando attualmente mira a restituire a Salerno una stagione di profonda trasformazione, dichiarando senza mezzi termini: “Il programma a cui sto lavorando è quello di ridare a Salerno una stagione di rivoluzione urbanistica. Dobbiamo riprendere Porta Ovest e dobbiamo riprendere Porta Est”. Secondo De Luca, è necessario ripartire con vigore dai progetti cardine che definiscono i confini e le potenzialità della città. Si tratta di riavviare e completare quel disegno complessivo che vede l’ingresso cittadino come un biglietto da visita monumentale. “Immagino di riprendere il programma per Porta Ovest, ovvero la strada d’ingresso nella città che va dal porto fino a Piazza della Libertà”, ha sottolineato, evidenziando la necessità di consolidare quel legame tra lo scalo commerciale e il cuore del centro cittadino, un asse che rappresenta il polmone del traffico e dello scambio. Tuttavia, la visione di De Luca non si ferma al completamento del già pianificato, ma rilancia con progetti di espansione che potrebbero ridisegnare completamente la zona orientale. Uno dei punti più significativi toccati ieri riguarda l’ampliamento delle infrastrutture nautiche, un settore che l’ex sindaco considera vitale per l’economia locale. La proposta è audace: “Puntiamo al raddoppio del porto turistico a Piazza della Concordia. Dobbiamo raddoppiare il porto e portarlo fino alla foce del fiume Irno”. Questa espansione non avrebbe solo un impatto estetico, ma rappresenterebbe un volano economico senza precedenti per il settore del diporto, chiudendo idealmente il cerchio di una trasformazione costiera che partendo dal Molo Manfredi ha attraversato tutto il lungomare. L’obiettivo è trasformare Salerno in una capitale del Mediterraneo per la nautica, sfruttando ogni metro di costa disponibile per creare posti di lavoro e attrattiva turistica. Oltre alle grandi opere di collegamento e ai porti, il dibattito si è spostato su un tema particolarmente caro alla cittadinanza e alla tifoseria: la riqualificazione dello stadio Arechi. Su questo fronte, De Luca ha voluto fare chiarezza circa i rallentamenti burocratici che hanno caratterizzato le ultime settimane, ammettendo l’esistenza di ostacoli tecnici derivanti dai rigidi parametri europei sulla gestione dei fondi. “L’Europa credo che non ammetterà questo investimento così comea formulato”, ha spiegato con franchezza l’ex governatore, aggiungendo che il problema risiede nella natura della spesa: “Nel senso che Bruxelles considera prevalenti le opere edili rispetto alle tecnologie. Questo significa che dovremo spostare il finanziamento dai Fesr all’accordo di coesione, e contemporaneamente spostare altre cose previste per l’accordo di coesione sui Fesr”. Questa complessa manovra di ingegneria finanziaria, definita ieri davanti alla platea della Feneal Uil, è ritenuta l’unica via possibile per non perdere le risorse e garantire l’inizio dei lavori in tempi certi. Si tratta di un passaggio tecnico delicato, ma fondamentale per permettere all’impianto salernitano di trasformarsi in una struttura moderna, allineata agli standard internazionali. L’intervento di ieri ha restituito l’immagine di un leader che non ha alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata, ma che anzi sta affilando le armi per un ritorno da protagonista. Il richiamo alla “rivoluzione urbanistica” suona come una promessa elettorale di ampio respiro, volta a intercettare il desiderio di crescita di una comunità che guarda ai grandi cantieri come motore di sviluppo. Tra porti raddoppiati, stadi da ricostruire e nuovi assi viari, la Salerno del futuro prossimo sembra voler ripartire proprio dalla firma del suo storico amministratore. La campagna per le prossime amministrative, sebbene non ancora dichiarata ufficialmente, è partita ieri tra i banchi del sindacato, con la promessa di cambiare ancora una volta, e radicalmente, il volto della città.





