Salerno. Pasolini tra passione e ideologia - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Salerno. Pasolini tra passione e ideologia

Salerno. Pasolini  tra passione e ideologia

Doppio appuntamento dedicato alla figura ed all’opera di Pier Paolo Pasolini, sulla scia della ricorrenza dei cinquant’anni dalla morte, caduta il 2 novembre dello scorso novembre. Domani, alle ore 10.30, presso il Liceo statale “Francesco de Sanctis” di Salerno, a cura dell’ Ente di Cultura “Martedì letterari,” il ch.mo Prof. Paolo Desogus dell’Università Sorbona di Parigi incontrerà docenti e studenti del Liceo in occasione della pubblicazione del testo “In difesa dell’Umano. Pasolini tra passione e ideologia.”(La Nave di Teseo). Il denso saggio di Desogus restituisce appieno la figura tormentata e geniale dell’Autore e dell’Uomo, nonché lo spessore e la contraddittoria ricchezza della sua opera. Pasolini è stato nella sua vasta e poliedrica attività non solo un grandissimo artista, ma la coscienza critica della società italiana in uno dei momenti più importanti della sua storia. Oggi mancano ,o sono fraintese e misconosciute, personalità come la sua capaci di pensare il presente come Storia e trascenderlo in direzione di un’alternativa radicale di prassi e di pensiero, appunto in difesa dell’Umano”. Cuore antico e spirito moderno, disperatamente moderno, Pasolini è l’autore che più di ogni altro ha interrogato il mondo e le sue trasformazioni attraverso uno sguardo duplice, contrastato, sempre controcorrente. Sia la sua produzione poetica che la sua attività intellettuale si muovono lungo le coordinate di “passione e ideologia” per misurare la tensione e i conflitti tra il tempo dell’umano, del suo sentire e del suo vivere, e il tempo della storia che, dopo la fine delle speranze rivoluzionarie, promette libertà mentre genera omologazione e dominio. Seguendo la particolare bussola della contraddizione, questo libro ripercorre le tappe poetiche, politiche e intellettuali del lavoro pasoliniano. Attraverso alcune significative scoperte d’archivio e numerosi confronti – da Dante a Dostoevskij, da Leopardi a Fortini, da Gramsci a de Martino sino a Horkheimer e Adorno – queste pagine cercano nell’intreccio di parole e immagini quella trama che lega il suo lascito al nostro presente, le sue inquietudini alle nostre domande. L’incontro al Liceo “De Sanctis” sarà preceduto dalla presentazione del volume il giorno prima, il 9 febbraio, alle ore 17.30, presso la Libreria “Imagine’s book” di Salerno. A dialogare con il prof. Paolo Desogus sarà il Prof. Alfonso Amendola, Docente e Referente del Rettore della Radio-Televisione di Ateneo. Dopo i saluti istituzionali della Preside Prof.ssa Cinzia Lucia Guida e e della Presidente fondatrice dei Martedì Letterari Prof.ssa Giovanna Scarsi, sono previsti interventi e comunicazioni dei Dipartimenti di Lettere e Filosofia. Ad introdurre e moderare il dibattito, sarà e il dott. Stefano Pignataro, Presidente Martedì letterari. “Siamo particolarmente entusiasti di offrire un simile evento nell’anniversario della tragica morte del grande scrittore friulano alla nostra città con uno dei più importanti esperti ed esegeti del suo lavoro, cioè il Prof. Paolo Desogus-hanno dichiarato gli organizzatori. “Il denso saggio di Desogus restituisce appieno la figura tormentata e geniale dell’Autore e dell’Uomo, nonché lo spessore e la contraddittoria ricchezza della sua opera. Pasolini è stato nella sua vasta e poliedrica attività non solo un grandissimo artista, ma la coscienza critica della società italiana in uno dei momenti più importanti della sua storia. Oggi mancano, o sono fraintese e misconosciute, personalità come la sua capaci di pensare il presente come Storia e trascenderlo in direzione di un’alternativa radicale di prassi e di pensiero, appunto in difesa dell’Umano”. L’incontro al Liceo “De Sanctis” sarà preceduto dalla presentazione del volume oggi alle ore 17.30, presso la Libreria “Imagine’s book” di Salerno. A dialogare con il prof. Paolo Desogus sarà il Prof. Alfonso Amendola, Docente e Referente del Rettore della Radio-Televisione di Ateneo. “La premessa che ha guidato questo studio – scrive Paolo Desogus – è che tra attività artistica e vita sociale vi è sempre un nesso che l’indagine critica deve sforzarsi di spiegare per evitare che l’espressione poetica, per dirla con Fortini, si degradi ad “aroma spirituale” o a “ipocrita ‘cuore di un mondo senza cuore’”, se non a vero e proprio “vino di servi”. Tale legame è cruciale in Pasolini. Nella sua opera anche la più banale effrazione metrica, anche il più semplice innesto dialettale o la più elementare inquadratura svolge una funzione politica. E questo non perché sia convinto che le scelte stilistiche abbiano il potere di modificare la realtà, ma perché, nella sua ottica, ogni decisione rimanda ai modi in cui la coscienza poetica vive la propria contraddizione col mondo e dunque reagisce al suo contesto nel tentativo di comprenderlo e di verificare le condizioni di possibilità della sua trasformazione. La politicità di Pasolini, dunque, non risiede solo nelle prese di posizione e negli espliciti riferimenti alle questioni sociali. Né mi pare possa essere risolta ricorrendo alle etichette che si è dato, come ad esempio quella di intellettuale marxista. Tutti questi elementi hanno la loro grande importanza (non si può infatti pensare a Pasolini senza gli Scritti corsari e le Lettere luterane, né gli si può negare l’appartenenza al campo marxista), ma possono essere pienamente compresi solo nel quadro della lotta per l’espressività che ha combattuto sin dagli anni casar­sesi. Le arti e in particolare la letteratura sono state per Pasolini il luogo di analisi critica delle forme di oppressione e di studio delle relazioni tra il singolo, il suo bios, la collettività e i processi materiali. La stessa “mutazione antropologica”, elaborata negli ultimi anni corsari e maggiormente prossima al tema dell’uma­no, ha le sue radici nell’impossibilità che Pasolini vive in quanto autore via via deprivato della materia espressiva dei dialetti, così come dei visi e dei gesti di quel corpo popolare raffigurato in molte sue opere. La manipolazione che dagli anni sessanta il mercato estende a ogni fascia sociale, incluso il sottoproletariato urbano raccontato nei romanzi romani e l’universo contadino delle poesie giovanili, toglie a Pasolini un aggancio al mondo, segna sia l’erosione della sua poetica che la perdita di realtà, cioè il progressivo smarrimento di quei dati estetici concreti che con­sentivano il confronto con il mondo esterno, con ciò che resiste alle convenzioni e alle forme di assoggettamento. La contraddizione, e negli ultimi anni la difesa della con­traddizione dalle mutazioni che promettono di sollevare l’umano dalla sua finitudine, dalla sua costitutiva incompletezza, è con­fluita nella riflessione politica e ha trovato un fortunato sviluppo nella critica alla società dei consumi che si è affermata in Italia negli anni del miracolo economico. Nella promessa di benesse­re per mezzo delle merci Pasolini vede infatti non l’esito di un nuovo progresso, ma il compimento di una forma di alienazio­ne capace di degradare l’individuo, di schiavizzarlo e di farne lo strumento di uno sfruttamento inedito, che attinge non più solo dal lavoro, come negli operai di Marx, o dal radicamento egemonico, come ha poi mostrato Gramsci, ma anche dalla sua più profonda intimità, ovvero dal suo desiderio, dall’“amor che move” che dà slancio alla vita, sostanzia i legami sociali e dà impulso alla costruzione delle forme simboliche”.