Sapri: sindaco, legalità e il liberale posticcio - Le Cronache Provincia
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Sapri: sindaco, legalità e il liberale posticcio

Sapri: sindaco, legalità  e il liberale posticcio

Pasquale Scaldaferri

Il provvedimento del sindaco di Sapri -inerente alla sicurezza dei cittadini- cagione di polemiche e recriminazioni, è da apprezzare sotto il profilo giuridico-amministrativo, ma d’acchito appare monco nella forma e incompiuto nella sostanza. Nelle intenzioni dell’amministrazione, lo scopo principale è porre un giro di vite contro soprusi e prevaricazioni, liberando marciapiedi da occupazioni abusive, aree di sosta e parcheggi dalle automobili di maleducati e cialtroni che hanno ridotto da tempo una delle città più belle d’Italia in un autentico caravanserraglio. Il controllo, il decoro, il buonsenso, non hanno connotazioni politiche, ma sono dettate da precisi indirizzi di civiltà, forieri della crescita feconda di un’intera comunità. Chi ha paragonato il dispositivo del primo cittadino a un atto trumpiano, muscolare e di caccia alle multe, non solo -per sua sventura- è maledettamente fuoristrada, ma cosa ancor più grave ignora il degrado morale e politico in cui è precipitata l’amministrazione a stelle e strisce (guidata dal pregiudicato comandante in capo, già amico del pedofilo Epstein), o ha inteso solo esibire una paranoica lettura infarcita di sofismi. Piuttosto, ci saremmo aspettati che dinanzi al deliberato dell’amministrazione di Sapri, la parte sana della città -fortunatamente ancora viva e vegeta, seppure in alcuni segmenti soggiogata da paralitica viltà- approvasse in toto e supportasse la meritoria azione sindacale, altresì suggerendo al primo cittadino e massima autorità di polizia di estendere l’inasprimento delle multe. L’ordinanza, dunque, deve essere ottemperata per stanare, educare e colpire, conseguentemente, se il reinserimento nell’alveo sociale risulta impraticabile. Il sindaco non receda e stavolta difenda strenuamente il suo operato, senza lasciarsi fagocitare da controversie sterili ed insipienti. Non come il precedente decreto emanato nel 2024 per una civile fruizione del lungomare. Allora, si vietava l’accesso a qualsiasi mezzo a motore su tutta l’area –salvo specifiche autorizzazioni– ordinando il divieto assoluto di biciclette elettriche e monopattini, anch’essi elettrici. Sulla prima passeggiata, invece, si disponeva interdizione a qualsiasi tipo di bici e monopattino. Peccato che la prescrizione non è mai stata rispettata. Anzi, reiterate violazioni mettono, ancora oggi, continuamente a repentaglio l’incolumità di chi passeggia, attraverso il comportamento spregevole e maleducato di ragazzacci e buzzurri che trasformano l’area in un pericoloso circuito. Ecco perché è fondamentale la presenza costante della Polizia locale, primo presidio di legalità. Inoltre, sarebbe necessario dotare l’intero perimetro comunale di un efficiente impianto di videosorveglianza che induca i malintenzionati ad avere maggiore contegno, evitando condotte pregiudizievoli. Alle porte d’ingresso della città (stazione ferroviaria in primis), installare una postazione fissa di caschi bianchi, al fine di garantire un supremo livello di sicurezza. Ovviamente, occorre coniugare il rispetto delle regole alla libertà dei comportamenti individuali. Ma la presenza di agenti e forze di polizia deve fungere da deterrente e monito a chi crede di infrangere, impunemente, leggi e regolamenti. Come accade per molti autotrasportatori che scorrazzano a tutte le ore anche con autoarticolati –nelle zone nevralgiche, tra piazza Marconi, piazza Vittorio Veneto, lungomare Italia– provocando inquinamento acustico e atmosferico, ma soprattutto calpestando codice della strada (cellulari all’orecchio) e perseverando nella guida pericolosa mista a iattanza, attraverso la sistematica violazione dei divieti d’accesso. Occorre lavorare molto per detronizzare chi vuole trasformare Sapri in una giungla o, peggio, in un far west. La Sapri perbene, le persone oneste, facciano quadrato e si uniscano in un’ unica famiglia, sotto le insegne di saggia e oculata cooperazione. Al di là di schieramenti di parte e accampamenti correntizi. Chi esercita azioni di sana convivenza, equilibrio e rispetto per gli altri, stia da una parte. Anche sull’ambiente c’è ancora molto da fare. E dopo il salutare divieto assoluto per i proprietari di cani ad abbandonare deiezioni del proprio amico fedele in strada, con sanzioni salate per i trasgressori pervicacemente in azione e mai multati per la carenza di controlli, il primo cittadino –massima autorità sanitaria– provveda a emanare un’altra ordinanza di bonifica dell’ambiente e del territorio. Firmi il divieto di approvvigionamento di colombi e piccioni, veicoli di malattie anche letali e i cui agenti patogeni si riscontrano negli escrementi di questi volatili: salmonellosi, criptococcosi, istoplasmosi, ornitosi, aspergillosi, candidosi, clamidiosi, coccidiosi, encefalite, tubercolosi. Ergo, incidere con programmi di valore è prerogativa fondamentale per proiettarsi verso una migliore qualità della vita e perseguire l’auspicato obiettivo della città ideale. Ad un anno dalla scadenza della legislatura, Antonio Gentile restituisca alla popolazione una città migliore di come gli è stata consegnata. In attesa di un colpo di reni della silente opposizione da pasticceria, capace di rendere finalmente edotta l’opinione pubblica saprese sulla piattaforma programmatica con cui intende presentarsi nella volata della primavera elettorale 2027 . Ma il liberale posticcio, con il suo compagno di ventura epigono delle direttive di via della Scrofa, invece di porre un argine alla condotta del sindaco, anticipandone azione e iniziativa e lanciando proposte efficaci per la collettività, non perde occasione per ostentare la sua proverbiale traversata nel mare dei social. E anche in questa circostanza dispensa urbi et orbi la ricetta di legalità. Un menu ad intermittenza -nello stile della casa politica cui appartiene- con ingredienti insipidi e fuori stagione. Rammentare all’opinione pubblica e soprattutto ai suoi elettori, la mancata solidarietà alla consigliera di opposizione, Anna Marmo, accerchiata e minacciata davanti all’ospedale di Sapri da un energumeno, già attenzionato dalle forze dell’ordine e finito nel mirino dei giudici di Lagonegro che stanno indagando alacremente sugli oscuri episodi dello scalo portuale dopo l’agguato nei confronti del marito, sarebbe stato un bell’esempio di senso civico, rispetto per le istituzioni, abiura di ogni atto delinquenziale, bensì una presa di posizione netta e inequivoca. Che non si è mai materializzata. Isolare violenti e trogloditi è il primo passo per praticare opere di giustizia. Altrimenti -al di là delle delibere censurabili della giunta multicolor di Sapri, come il bavaglio alla stampa indipendente, salutato con il plauso dell’impalpabile e reazionaria minoranza di destra in consiglio comunale- la legalità sarà sempre derubricata a stucchevole e retorico dibattito da salotto.