di Mario Rinaldi
Un gesto definito unanimemente grave, ignobile ed inaccettabile. Ancor di più se quella scritta “più Falvella più morti”, comparsa sul muro della Camera di Commercio di Salerno a pochi metri dalla Federazione provinciale del partito di Fratelli d’Italia, è stata lasciata per offendere la memoria di Carlo Falvella, vicepresidente del Fuan, ucciso il 7 luglio 1972 da mano anarchica. Dopo la ferma e dura condanna, giunta da diversi esponenti del mondo politico ed istituzionale, sull’episodio si è espresso il fratello di Carlo, Marco Falvella, Presidente dell’Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo e portavoce dei familiari delle vittime di matrice politica, che è stato anche candidato sindaco di Salerno col “Popolo d’Italia” nel 2016.
Grave episodio con una scritta lasciata sul muro della Camera di Commercio di Salerno vicino alla sede provinciale di Fratelli d’Italia. Un oltraggio alla memoria di suo fratello Carlo.
“Una scritta del genere che invoca la morte di mio fratello Carlo è certamente un’offesa inaccettabile alla memoria di quel giovane, che ha dato la propria vita perché credeva nei suoi valori, credeva nelle sue ideologie. Oltretutto una vicenda che è accaduta negli anni di piombo, quindi parliamo di 54 anni fa, che non è certamente collegata a quanto si sta verificando in questi giorni. Inoltre, Carlo non era uno strumento di ideologia o provocazione. Tutti sappiamo che era un bravissimo ragazzo, un figlio, un fratello e credo che era una persona che meritava di vivere. Per questo chiedo a chi ha scritto quelle parole, infangando la memoria di Carlo, rispetto per la sua memoria. Io comprendo anche che si è voluto ripercorrere quel cammino che sta succedendo a Torino, con la con la scritta all’università, dove c’era scritto più sbirri morti, più orfani, più vedove, comprendo il linguaggio violento di quella scritta, però bisogna anche sottolineare che ci sono delle differenze sostanziali e profonde tra la vicenda di mio fratello Carlo e la vicenda di Torino, questo è evidente. Quella scritta è semplicemente un atto violento di persone che sembrano chiaramente agire per conto di qualcuno o di qualche causa e certamente non ci sarà dietro una motivazione nobile”.
Secondo lei chi può essere stato a lasciare quella scritta? Teme per la sua incolumità e per quella dei suoi familiari?
“Non so chi possa aver scritto quelle parole e non voglio tantomeno fare supposizioni, ma una cosa è certa, che sicuramente non saranno stati esponenti dell’estrema destra. Però quello che mi colpisce è la crudeltà e l’insensibilità di chi compie certi gesti, rivolti oltretutto a una persona che non c’è più e che non si può difendere. Che siano esponenti di un certo schieramento o di un altro, il problema più palese resta l’oltraggio alla memoria di mio fratello. E’ un messaggio di odio che, come già detto, non ha alcun collegamento con quanto sta accadendo in altre città e certamente questo messaggio non vuole comunicare niente se non altro offendere la memoria di un giovane ragazzo che non c’è più”.
Il ricordo va a quel 7 luglio 1972: una triste pagina della storia salernitana e anche politica. Perchè secondo lei, ignoti, hanno voluto lasciare quella scritta?
“Il 7 luglio 1972, dopo l’episodio accaduto a Napoli con l’omicidio di Vincenzo De Waure, quello di Carlo ha anche avuto un collegamento con il commissario Luigi Calabresi: qual è il collegamento? Il gruppo di allora composto da intellettuali quali Franca Rame e Dario Fo appartenenti al “Soccorso Rosso” fece una campagna diffamatoria nei confronti di mio fratello Carlo. La stessa cosa accadde quando ci fu la morte di Giuseppe Pinelli, che si volle dare la colpa al commissario Calabresi, circostanza nella quale “Soccorso Rosso” intervenne con una campagna diffamatoria. Quindi la storia di Carlo, purtroppo, non è un capitolo triste che riguarda solo Salerno, ma penso che riguardi un po’ tutto il nostro Paese. Carlo è stato brutalmente assassinato perché voleva voleva difendere un amico che l’avevano aggredito. Oltretutto, voglio ricordare una molto importante: alcuni giorni fa abbiamo avuto un incontro al Senato, dove eravamo presenti tutti i familiari delle vittime di matrice politica riconosciuti oggi nella legge di bilancio 2026. Quindi, oggi, anche le vittime di matrice politica sono state riconosciute da uno Stato che finalmente si è reso conto che non poteva più nascondersi o sotterrare le tristi vicende di questi giovani ragazzi. Oggi possiamo dire che non esistono più vittime di serie A e vittime di serie B e possiamo dire inoltre che non esistono più vittime di un dio minore. Dopo questa doverosa parentesi, tornando alla domanda, penso che la scritta rivolta contro la memoria mio fratello, rappresenta nient’altro che la volontà di creare confusione e alimentare rabbia nella speranza che qualcuno reagisca alla ricerca di una vendetta nei confronti di coloro che hanno scritto queste spiacevoli parole”.
In generale, cosa pensa su questo clima di terrore e di odio che si genera in ambienti politici ed istituzionali?
“Questa violenza che oggi si sta mostrando in alcune città italiane, nello specifico a Torino, non nasce certamente da una ideologia sono o dalla volontà di voler fare manifestazioni pacifiche. Credo che siano semplicemente strumentalizzazioni, tentativi di destabilizzare le istituzioni e parliamo in questo caso del governo Meloni, e sono convinto che dietro tutto ciò non ci sono solo motivazioni politiche, ma ci sono anche interessi e soggetti che finanziano e alimentano questi eventi così drammatici. Non dimentichiamoci, dalle ultime notizie apparse, che tra le varie cose che sono state riscontrate su Torino, dove si sono svolte queste manifestazioni violente, c’erano due tonnellate di pietre e tanti altri materiali contundenti. Quindi questo dimostra palesemente che era stato già tutto programmato, che già sapevano perfettamente che così doveva andare avanti e non poteva certo essere una manifestazione pacifica. Quindi, come detto, credo che dietro tutto ci sia un movimento, delle persone o qualche partito, con dei finanziamenti e non sono certo persone con una ideologia e linea politica chiara, ma probabilmente saranno persone che lo fanno per una questione esclusivamente di interessi”.
Nel 2016, lei si è candidato a sindaco di Salerno. Quale sarà la sua posizione in vista delle elezioni della prossima primavera? E come giudica le dimissioni dell’ex primo cittadino Napoli?
“Sì’, nel 2016 mi sono candidato come sindaco a Salerno, ma non mi candidai certamente perché volevo fare il sindaco, tanto è vero non ho fatto neanche una campagna elettorale se no un incontro nel Grand Hotel Salerno, dove parteciparono anche i candidati della mia lista e dove figurarono tra gli ospiti anche anche Edda Negri Mussolini e altre persone. In quell’incontro al Grand Hotel, dichiarai pubblicamente che non volevo essere votato, non mi interessava andare a fare il sindaco, ma il mio scopo era quello di cercare di mettere insieme e ricreare nuovamente una destra che ormai a Salerno non esisteva più. Sul Sindaco Napoli, penso che è una persona di tutto rispetto. Credo che il mio pensiero sia condiviso dal 99% della popolazione italiana non solo salernitana, gli interessi sono chiaramente tutti verso l’ex presidente della regione De Luca. Chiaramente è stato sconfitto alla regione, non poteva più candidarsi, non hanno voluto probabilmente inserire una persona che lui ha indicato. Come sappiamo è stato eletto Fico, il quale già ha anticipato che non è d’accordo sul fatto che si possa candidare nuovamente De Luca a sindaco di Salerno, come lo hanno detto anche altri esponenti della stessa sinistra. Mi auguro che colui che gestirà la città di Salerno sia una persona che lo faccia con amore verso la popolazione, col rispetto aldilà di quello che può essere il discorso politico, ma che abbi cura di questa città perché veramente ultimamente vediamo nei giorni scorsi quello che sta accadendo, è una città che purtroppo sta al degrado e all’abbandono totale. Qualunque sia il sindaco sarà il benvenuto. Posso solo aggiungere che, purtroppo, a Salerno non esiste più una vera destra e che gli esponenti storici della destra che ho conosciuti, ad oggi, sono dormienti e non si riconoscono più in certi valori”. Risoluto e tranquillo. Si è mostrato così, Marco Falvella, in attesa di conoscere l’esito delle indagini per cercare di risalire agli autori di quella scritta aberrante e del tutto ingiustificata.





