di Erika Noschese
Fino all’ultimo minuto disponibile. L’amministrazione Napoli non ha mollato la presa e anche nel ventesimo giorno, coincidente con le irrevocabili dimissioni, ha continuato a portare avanti l’azione amministrativa. Nonostante la consapevolezza che si trattasse dell’ultimo giorno, tutto è proseguito secondo cronoprogramma: la mattina la commissione Urbanistica, nel pomeriggio la commissione Sport. Da remoto o in presenza, i membri erano collegati, tra un caffè, una chiacchiera e qualche commento silenzioso. Molti non hanno gradito la decisione di Vincenzo Napoli; nessuno, però, ha avuto il coraggio di dirlo apertamente, forse sperando nel buon cuore di De Luca che, da padre di famiglia perfetto, potrebbe accogliere tutti sotto la sua ala protettiva. C’è spazio per tutti, ma non tutti avranno lo stesso trattamento. Ed è proprio nella consapevolezza di questo scenario che qualcuno ha provato a fare il passo più lungo della gamba e tentare un contatto face to face. È il caso di Gianni Fiorito, già segretario dell’ex assessore alla Sicurezza Claudio Tringali, che proprio attraverso il suo “datore di lavoro” ha richiesto e ottenuto un incontro con l’ex presidente della Giunta regionale della Campania. La richiesta è stata una: la candidatura al Consiglio comunale con Salerno per i Giovani (scartata l’ipotesi Psi). Permesso accordato. Del resto, Fiorito conta sul sostegno della famiglia Napoli, che lo ha sempre appoggiato e ospitato (tutti ricorderanno le famose riunioni di Casa Limen presso l’abitazione del primo cittadino), e soprattutto sui giovani. Fiorito se lo può permettere: ha preso un bene comunale, la Fondazione Menna, trasformandolo nel suo bacino di voti e, perché no, nel suo comitato elettorale. Tra una serata cinema, una festa di compleanno, spazi deputati allo studio e la richiesta di tesseramento per accedere, c’è spazio anche per la campagna elettorale. E fino all’ultimo Fiorito è rimasto a Palazzo di Città, con Tringali ormai ai saluti finali perché, almeno per lui, non c’è più spazio. È entrato a Palazzo di Città da tecnico, ne è uscito tifoso dei De Luca e militante dem, ma tutto nella vita ha un limite, e lo sa bene. L’esperienza a Palazzo Guerra, per tutti, si è chiusa verso le ore 17 quando Rino Avella ha congedato i membri della commissione da lui presieduta. L’ultimo saluto di Napoli. Vincenzo Napoli è giunto a Palazzo di Città solo nella tarda mattinata. Qualche chiacchiera, un sentito abbraccio con la consigliera Tonia Willburger, un sorriso al suo assessore al Bilancio e poi via, diritto verso l’ascensore, quotidiani sotto braccio e sigaro in bocca. Chi lo ha incontrato lo ha descritto come un «uomo un po’ triste», ma «affatto pentito della sua scelta. Anzi». Forse pesa la consapevolezza di aver deluso chi contava su di lui e chi, in questi anni, ha riposto in lui la propria fiducia. Ma, come si suol dire, cosa fatta capo ha. Dritti verso la campagna elettorale: non c’è tempo da perdere. Gli uscenti saranno quasi tutti in campo, assessori e consiglieri. Qualcuno, strada facendo, ha forse perso il senso dell’orientamento — politico, s’intende — e oggi prova a capire dove sia meglio posizionarsi per riconquistare uno scranno in Consiglio comunale. Tra gli assessori, oltre a Tringali, dovrebbe essere fuori dai giochi anche Eva Avossa che, accompagnata dal marito, si è recata per l’ultima volta a Palazzo di Città. Per molti, quella di ieri è stata anche la giornata del trasloco. No, nessuna scena da film, nessuno scatolone da riempire, ma sicuramente le scrivanie erano vuote, ad eccezione di qualche cimelio. Poi, tutto portato via. In attesa dell’avvio ufficiale della campagna elettorale, della presentazione degli aspiranti sindaci e di un quadro un po’ più chiaro delle liste in campo.





