di Mario Rinaldi
Dopo oltre un decennio, si è conclusa con un’assoluzione piena la vicenda di un omesso versamento dell’iva, che ha visto coinvolto l’ex sindaco di Cava dè Tirreni Marco Galdi. Il quale, oggi, finalmente torna a respirare in piena libertà, senza più il peso di guai giudiziari, che da tempo lo hanno oppresso sotto tutti i punti di vista, soprattutto istituzionale, personale e mediatico. L’ex primo cittadino ha voluto spiegare in dettaglio cosa è successo e quale sarà il suo futuro politico, anche in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.
Omesso versamento dell’Iva da parte del Commissario Liquidatore del Consorzio di Bacino: lei, all’epoca dei fatti, in qualità di Sindaco di Cava dè Tirreni viene chiamato in giudizio dal pm per rispondere del reato di cui agli artt. 10 bis e 10 ter della L. 74/2000. Dopo circa 11 anni la vicenda si chiude con una piena assoluzione. Può illustrarci, in sintesi, cosa è accaduto?
“La storia, in sintesi, è questa: il Commissario Liquidatore del Consorzio di Bacino, in carenza di liquidità, ha omesso i versamenti per l’IVA e per ritenute certificate, giustificandosi per i mancati pagamenti al Consorzio da parte di diversi Comuni della Provincia. Un Pubblico Ministero ha ritenuto di avviare l’azione penale nei miei confronti, all’epoca dei fatti Sindaco di Cava de’ Tirreni, e di diversi altri Sindaci dell’Agro Nocerino Sarnese. Considerato che il reato contestato prevede una pena edittale al di sotto dei due anni di carcere (reclusione da 6 mesi a 2 anni), non c’è stato il filtro del GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) e, quindi, ho dovuto affrontare un processo. Per la verità, per questa vicenda non ho passato nemmeno una notte insonne, memore di una nozione appresa in occasione di una delle prime lezioni di Diritto costituzionale sui banchi dell’Università: “La responsabilità penale è personale” (art. 27, comma 1, Cost.). E devo dire che il giudice che ha valutato la mia posizione, come quella dei colleghi Sindaci coimputati, ha subito colto il punto centrale della controversia, ricordando l’orientamento “pacifico” per il quale “le fattispecie di omesso versamento dell’iva. e, ancor di più quello di omesso versamento delle ritenute certificate, costituiscono reati propri, attribuibili solo a coloro che per legge sono obbligati all’adempimento dell’obbligazione tributaria”.
Questa è solo una delle diverse vicende giudiziarie che l’ha vista coinvolta nel corso della sua esperienza da Sindaco, che l’ha anche sottoposto ad una gogna mediatica. Si è sentito bersagliato?
“Francamente si, non posso negarlo. Ricorderete il caso Cofima (l’acquisto di un’area industriale all’ingresso dell’autostrada per localizzarvi un nuovo ospedale). L’anno scorso anche questa vicenda si è chiusa innanzi alla Corte dei Conti con una sentenza esemplare: non solo la Corte ha ritenuto che la procedura per l’acquisizione al patrimonio comunale dell’area fu ineccepibile, ma è arrivata ad affermare che quell’acquisto costituiva una “occasione irripetibile” per la nostra città. Ora, al di là della vicenda contabile, forse ricorderete che su quell’acquisto si concentrò l’azione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) con un’indagine che dalla stessa Procura fu denominata “Tsunami” e che comportò anche una perquisizione alle 5 del mattino a casa mia (all’epoca mia madre ultraottantenne fu svegliata nel sonno dalle forze dell’ordine). Ebbene, una volta che non sono stato più eletto Sindaco, forse anche per il discredito generato da diverse inchieste giudiziarie, lo stesso PM ha chiesto l’assoluzione al GUP. In realtà, anche in quel caso la vicenda penale non aveva alcuna ragione di essere: avevamo comprato un’area industriale da un fallimento e subito dopo avevamo posto in essere atti diretti all’utilizzo pubblico (accordo con il Ruggi d’Aragona per avviare la procedura di allocazione del nuovo Ospedale). Non vi era lo spazio logico per configurare un reato: se compri da un privato puoi pagare di più l’immobile per favorirlo; se vendi ad un privato puoi favorirlo svendendo l’immobile rispetto al suo valore reale. Ma noi avevamo comprato da un fallimento e non venduto a nessuno. Che reato potevamo aver commesso? E potrei raccontare il caso del presunto “favoreggiamento” nell’inchiesta su Međugorje, il caso dell’assegnazione delle case popolari, ecc. Tutte vicende che, a differenza di quest’ultima, non sono nemmeno sfociate in un processo, ma che hanno riempito i giornali e quotidianamente impegnato le locandine, buttando fango su fango”.
Come ne esce Marco Galdi da questa ultima vicenda giudiziaria?
“Sereno. Come sono sempre stato. Come è sempre chi ha la coscienza a posto. Solo dispiaciuto per tutto ciò che si sarebbe potuto fare nella mia città se non ci fosse stato questo tiro al bersaglio. Adesso che non ho più “carichi pendenti” e mi sono ritirato a vita privata posso dirlo con chiarezza: le plurime azioni giudiziarie nei miei confronti hanno inciso sulla storia politica di Cava de’ Tirreni”.
Quando il suo avvocato l’ha avvisato della piena assoluzione, qual è stato il suo primo pensiero?
“Come ho detto prima, questa vicenda non mi ha mai preoccupato. Il mio pensiero, però, è stato: anche questa è finita. L’ultima, finalmente”.
Cava si prepara alle elezioni amministrative. C’è ancora la possibilità di vederla scendere in campo da protagonista? O sarà un osservatore esterno?
“Ogni cosa ha il suo tempo. E il tempo del mio impegno politico è finito”. Un lapidario Galdi sulla domanda relativa al suo futuro politico, che alle prossime elezioni lo vedrà partecipare (forse) solo come semplice avente diritto al voto.





