Sabato 31 gennaio ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 anche la Libera Associazione Forense di Nocera Inferiore, sodalizio presieduto dall’Avvocato Luigi Montella, ben radicato nell’ambito del Circondario del Tribunale di Nocera Inferiore ed apprezzato per le sue iniziative, concretizzatesi anche con interrogazioni parlamentari, volte a sollecitare l’aumento dell’organico magistratuale e amministrativo degli uffici giudiziari nocerini.
Avvocato Montella, quale Presidente di Libera Associazione Forense, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi nell’Aula Magna della Corte di Appello di Salerno. Quali sono state le sue impressioni al riguardo?
«Ho molto apprezzato la relazione introduttiva del Presidente Sordi e il Suo condivisibile passaggio sui rischi di una “progressiva remotizzazione dell’attività del Giudice”. Ho sempre sostenuto sin dal dicembre 2021 – anno in cui organizzammo un Convegno sul futuro del Tribunale di Nocera Inferiore che registrò la partecipazione, oltre che del Presidente Sergio Antonio Robustella, del Procuratore Antonio Centore e del Dott. Vito Colucci, all’epoca Presidente della Seconda Sezione Civile del Presidio Giudiziario, degli onorevoli Federico Conte ed Enrico Costa, all’epoca componenti della Commissione Giustizia presso la Camera dei Deputati – che l’istituto della cd. “trattazione scritta” poteva andare bene durante la contingenza emergenziale legata al Covid ma che la sua “istituzionalizzazione” avrebbe nuociuto all’Avvocatura relegandola, così come poi è avvenuto, ai margini del processo sia civile che penale. Sia chiaro: non sono apoditticamente contrario alla trattazione cartolare del processo che, in alcuni casi, può anche essere utile, ma non posso sottacere il mio fermo disappunto per l’abuso che, negli anni successivi all’emergenza Covid, si è consumato di tale strumento processuale con il pretesto che in tal modo si sarebbero velocizzati i tempi della giustizia. E certamente non è accettabile perseguire, quasi in maniera ossessiva, gli obiettivi statistici imposti dal PNRR, sacrificando e mortificando la qualità della giurisdizione e i principi del giusto processo.
Per non parlare poi dello stato pietoso in cui versa – non solo a livello locale – la cd. Giustizia di prossimità, cioè quella amministrata negli Uffici del Giudice di Pace: non v’è chi non veda che, in questo caso, l’esercizio della giurisdizione – a fronte delle ormai gravi ed endemiche carenze infrastrutturali – è garantito soltanto grazie allo spirito di sacrificio dei giudici, dei cancellieri e degli avvocati che, talvolta, esercitano il loro ministero in ambienti quasi ai limiti della fatiscenza».
Una sua riflessione sul prossimo referendum sulla Giustizia.
«Con la schiettezza che mi ha sempre contraddistinto, ritengo che si sia persa una clamorosa occasione: quella di informare correttamente il cittadino, perché il dibattito è trasceso dal contesto tecnico giuridico, sua sede naturale, a quello squisitamente politico, di tal che, oggi, chi vota per il SI è identificato come simpatizzante di destra nel mentre, chi vota per il NO, come persona di sinistra. Il che non può e non deve essere! Ho più volte ribadito che la Giustizia non è di destra né di centro né di sinistra: la Giustizia appartiene al cittadino che ha il sacrosanto diritto di veder tutelati i propri interessi in tempi ragionevolmente brevi. Il referendum rappresenta un passaggio di rilievo nel percorso di revisione dell’ordinamento giudiziario italiano. I cittadini sono chiamati a pronunciarsi su una riforma costituzionale che, a mio avviso, non interviene affatto sull’autonomia della magistratura ma ne ridefinisce l’organizzazione interna modificando i meccanismi di autogoverno, anche se qualche perplessità suscitano i criteri di composizione dell’Alta Corte Disciplinare. Si tratta, insomma, di un dibattito che avrebbe dovuto coinvolgere non solo le istituzioni e gli operatori del diritto ma anche, e soprattutto, i cittadini ai quali – ad oggi – non sono stati ancora forniti strumenti adeguati per valutare correttamente il significato del voto a cui sono chiamati il che alimenta – perché questo è il vero dramma – il clima di notevole sfiducia del cittadino nella Giustizia».





