San Pietro a Majella: aura di antica eleganza - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Spettacolo e Cultura Musica

San Pietro a Majella: aura di antica eleganza

San Pietro a Majella: aura di antica eleganza

Di Olga Chieffi

Quantità, numeri, scambi, crediti, internazionalizzazione, sinergie, dottorati, pubblicazioni e collaborazioni, per accedere a fondi. Studio dei programmi per accedervi, qualche buon gancio in ministero e popolazione scolastica triplicata aprendo qualsivoglia corso specialistico, in particolare nella musica extra-colta, in cui distinguiamo in ogni settore, composizione o strumento, jazz, rock, pop, popolare e quant’altro, con tutto il contorno di materie a corollario di un viatico che ha da sviluppare in ogni modo la produzione, con spettacoli, performances, saggetti e cartelloni, proposti in ogni dove attraverso trailer, post, reels, videetti, il più delle volte anche controproducenti. Nell’era in cui pare che tutti possano proporre e “fare” tutto, varcare la soglia del Conservatorio San Pietro a Majella e trascorrere qualche ora con acclarati maestri, può riconciliarti con un mondo che, a volte, riesce addirittura a respingere. Pensare ai manoscritti in biblioteca, allo strumentario ultrasecolare conservato qui, avvertire il passaggio e la presenza dei grandissimi della musica, tra quegli stessi corridoi che stai percorrendo, si avverte la responsabilità, l’onere di far bene, di rispettare la bellezza. Aura di antica eleganza tra quelle mura che oggi, come non mai, vanno salvaguardate, in un pomeriggio in cui la sala Martucci ospitava il master di trombone tenuto da Nate Doucette, prima partedella UCN Band Europe Africa “O’Neaples in Capodichino” della NATO, il quale ha condiviso con gli studenti il proprio percorso formativo, sviluppatosi in gran parte nelle università americane, in primis la Northwestern University di Chicago, sotto la guida di Charlie Vernon, storico trombone della Chicago Symphony Orchestra, quest’ultimo anche Maestro di Nicola Ferro e di Cosimo Panico oggi docente del Gesualdo da Venosa d Potenza che ha partecipato alla master con i propri allievi, unitamente agli studenti provenienti dal Liceo Musicale di Napoli, “Margherita di Savoia”, dalla Scuola Media Mater Dei di Napoli accompagnati dal Maestro Michele Bianco. Fondamentale il contributo musicale e pianistico del maestro Gaetano Santucci, il suo supporto artistico ha garantito un alto livello esecutivo e didattico durante tutte le attività della masterclass, per l’esecuzione di pagine quali Ballade di Eugène Bozza, il concertino di Ferdinand David, la Cavatine di Camille Saint-Saens, e ancora il concerto di Launy Grondahl, la Romance op.21 di Axel Jorgensen e il Concerto per trombone e banda militare di Rimskij-Korsakov. Lezioni individuali ma alla fine qualche minuto di ensemble e di “leggerezza”, gli ottoni lucidi, il brillìo ed è subito sfilata militare, entusiasmo giovanile, con “The Washington Post March” una delle marce più amate di da John Philip Sousa e un pezzo dello stesso Nicola Ferro, a richiesta, “Tarandò”, nato dopo il disastro delle Torri gemelle, oggi attualissimo, non solo per il suo messaggio di pace, ma anche per l’anno dedicato a Turandot, essendo costruito sulle sue particolari scale orientaleggianti. Una porticina, un piccolo camminamento e si passa nella sala Scarlatti, una targa ricorda Franco Caracciolo, il Maestro di Riccardo Chailly. Sul palcoscenico gli allievi della master di canto di Massimo Iannone, vocal-coach sempre in giro intorno al mondo, da queste mura uscito e ritornato. Sono belle le voci delle classi di canto, maestre Chiara Artiano, Emma Innacoli, Giuseppe Galiano, che avrebbero voluto cantare al posto degli allievi e il Maestro Iannone che vive questa professione con generosità intuiamo si sia rivisto nei ragazzi, ai quali ha raccomandato il segno della ricerca e della sfida a se stessi, tanti, infatti, i punti d’assieme di Iannone a cominciare dalla teatralizzazione del piccolo, del dettaglio, all’attenzione massima e al rispetto del segno degli autori, e abbiamo ascoltato una già consapevole Giulietta belliniana, il sopranista ecco da cui discende la scuola napoletana di canto e un po’ di tutti gli strumenti dai fiati al pianoforte, se consideriamo Thalberg, abbiamo incontrato Suor Angelica e Norina, Marie de’ La Fille du régiment tutti figli di un filo rosso lungo oltre tre secoli, in sala nomi prestigiosi come il soprano Margherita Pucillo, eterna Butterfly e giovani già in carriera come il baritono Francesco Auriemma. Finale fuori del grande portone del San Pietro a Majella, con i docenti e ancora incontri, il Maestro Maggiore figlio del grande Jacopo, di fronte lo storico negozio di Simeoli, qualche critica sulla trasformazione della scuola. Ma le critiche fanno crescere ripete il Maestro Iannone e il portone sembra intimare, torna, è importante, per la crescita delle nuove generazioni di musicisti, per tutti e continuare a percorrere quel ponte che conduce verso il tempo della vita, ove colui che ascolta e colui che canta o suona vi ci trova un amalgama perduto di passato, presente e futuro: su questo ponte, finchè la musica persiste, si andrà tutti avanti e indietro.