di Luigi Delli Priscoli
Federico Conte, avvocato penalista, deputato nella scorsa legislatura, vive e lavora a Salerno. In questa intervista sulle imminenti elezioni amministrative del capoluogo propone che il prossimo sindaco sia una donna e cita Margaret Tacher: “ Se vuoi che una cosa venga detta, chiedi a un uomo, ma se vuoi che venga fatta, chiedi a una donna”.
Elly Schlein ha dichiarato che anche a Salerno, per le prossime amministrative, vuole tenere insieme la coalizione progressista che ha vinto alle regionali ed eletto Roberto Fico. Che ne pensa?
Mi pare una indicazione coerente e opportuna, alla quale il partito dovrebbe dare subito corso per costruire il programma e liste, e individuare un candidato per il cambiamento, l’ideale sarebbe una donna anche per rendere evidente la svolta di cui Salerno ha bisogno.
Intanto tutto pare pronto per la quinta sindacatura di De Luca.
Far dimettere il sindaco con largo anticipo sulla fine della consiliatura è stato un atto feudale. Il triste epilogo di un decennio amministrativo che ci consegna una città in profonda crisi sociale ed economico. Un malessere che ha preso le sembianze di Vincenzo Napoli, e ora dovrebbe essere curato dal suo stesso dante causa, dominus incontrastato della città. Una condizione che evoca il “paradosso del mentitore” di Epimenide di Creta.
Siamo dunque di nuovo al “De Luca si/De Luca no” come è successo per le regionali?
Non è un caso, è una tecnica. La personalizzazione esasperata serve ad annichilire il dibattito politico. Peccato, sarebbe stato un bel dopostoria, anche per lui, vivere questo momento promuovendo “ l’oltre”.
Si spieghi meglio?
De Luca è un abile populista, coltiva la protesta e la polemica non la proposta, ha già individuato il capro espiatorio sul quale scaricare il fallimento amministrativo, Vincenzo Napoli, e un nuovo nemico da attaccare, Gaetano Manfredi, uno dei migliori sindaci d’Italia. Niente di nuovo, uno schema già collaudato con Mario De Biase e Antonio Bassolino.Usa l’ingiuria verbis per distrarre l’attenzione dai problemi reali e per inibire gli avversari.
Si ma a fronte di questa situazione i partiti nazionali che fanno ?
Trent’anni e passa di deluchismo hanno condizionato la dinamica politica della città. I partiti nazionali raccolgono il consenso alle politiche e si ritraggono alle amministrative, prevaricati dal suo sistema di potere. Una spirale che ci ha consegnato la stato delle cose. Delle due l’una allora: o i partiti nazionali scendono davvero in campo e politicizzano la campagna elettorale, come pare voglia fare la segretaria del PD, oppure si facciano tutti da parte per consentire una battaglia di civismo autentico a tutto campo, senza vincoli di appartenenza.
Davvero crede che il Pd possa fare scelte diverse da De Luca dopo l’accordo siglato per le regionali?
Come ricorderà ho espresso pubblicamente le mie riserve su quell’accordo. Riserve confermate dalle difficoltà che Fico sta affrontando fin da subito. E’ stato un prezzo pagato alla conservazione, che non era neanche necessario per la vittoria,come i numeri hanno poi dimostrato.
Eppure dopo quell’intervista lei si è candidato alle regionali con la lista del PD. Cosa l’ha indotto?
Per un partito chiuso, come il Pd di Salerno, l’unico modo per metterlo in discussione era la campagna elettorale. Il principale obiettivo della mia candidatura – da semplice cittadino estraneo al sistema – era porre il problema del rinnovamento culturale e politico e aprire una breccia al cambiamento. Un sacrificio utile, se, come spero, anche a Salerno si avviasse una stagione nuova.
E se così non dovesse essere?
ìSarebbe un danno per Salerno e per il PD, condannato, come Sisifo, all’eterno ritorno dell’uguale.
Lei parla di una Salerno immobile e in crisi mentre De Luca la descrive come una città europea. Qualcosa non torna.
Le parole sono una cosa, la realtà è un’altra. La Campania si contende l’ultimo posto con la Calabria su tutti i coefficienti che misurano lo sviluppo e la qualità della vita. Negli ultimi 10 anni Salerno si è fortemente impoverita e offre scarse opportunità lavorative qualificate, dacché una continua fuga di giovani verso altre città e altre regioni. Chi resta deve fare i conti con forti squilibri sociali ed economici, che rispecchiano i contesti urbanistici, tra il centro, il waterfront e le periferie. Resi ancora più evidenti dalla carenza di servizi di prossimità, spazi sociali e manutenzione urbana, che acuiscono la sensazione di abbandono di alcune zone, non solo periferiche. Una città a due velocità, in cui l’abitare è un lusso pagato con un costoso consumo di suolo, anche pubblico, a cui fa da contraltare una difficile condizione economica generale.
In poche battute qual’è la sua proposta per la città dove vive e lavora?
Salerno è una città con una grande storia e una posizione geografica strategica, che può e deve ritrovare il suo baricentro politico, dentro le sue mura, con un grande opera di rigenerazione amministrativa, sociale e urbana; e, fuori dalle sue mura, interpretando il ruolo strategico di sistema territoriale di raccordo con Napoli, che non va avversata ma attratta, per terra e per mare, costruendo un asse logistico che avvicinandola alle provincie confinanti e alle altre regioni meridionali le consenta di assumere la guida di un Mezzogiono mediterraneo più unito e interconnesso.
A quale opera pensa in particolare ?
Una delle priorità è la metropolitana regionale per interconnettere Napoli e provincie, utilizzando parte della liea ferroviaria esistente con la realizzazione del” lotto zero”, dell’alta velocità (Napoli – Battipaglia), bloccato immotivatamente da un veto della regione.





