Il Milione in parole e musica - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Il Milione in parole e musica

Il Milione in parole e musica

Olga Chieffi

“Questo tipo tutto solo/è il mercante Marco Polo,/ che a Venezia, per diletto/volle aprire un negozietto,/ma che un dì di pioggia e vento abbandona in fallimento,/per fuggire, una mattina,/imbarcato per la Cina/Passa il tempo e un bel giorno/Marco Polo fa ritorno….” La performance dell’ Orchestra di fiati del Liceo Musicale Alfano I dedicata all’esecuzione de’ “Il Milione” un bel lavoro firmato da Antonio Rossi, ispirata a “I viaggi di Marco Polo”, scritto da Rustichello da Pisa alla fine del XIII secolo, ci ha portato con la memoria a questa filastrocca infantile e al solo di viola, che eseguiva Danilo Rossi, prima parte del teatro alla Scala, tracklist della incantevole colonna sonora, firmata da un ispirato Ennio Morricone, per lo sceneggiato di Giuliano Montaldo, con nomi quali Ken Marshall, Anne Bancroft, Burt Lancaster, F.Murray Abraham, datato 1982, nonché un complicato gioco da tavolo, “Dragonda”, che fu l’attrazione delle serate estive di quegli anni, ore di studio, per piani di viaggio, fatti saltare da carte imprevisti e, naturalmente, dalla Fortuna. Platea del Teatro delle Arti animata da ragazzini delle scuole medie dell’intera provincia, i quali hanno assistito ad un concerto, con la voce recitante, il racconto di Gaetano Stella. Per un aereo a reazione, la distanza tra Pechino e Venezia rappresenterebbe poco più di una bazzecola, una passeggiata da compiersi con assoluta tranquillità, ma i tre veneziani che lasciarono Venezia, quindi conquistarono la fiducia del regno di Kublai Khan, per poi tornare a casa, impiegarono ventiquattro anni. Rileggere oggi “Il Milione” può risultare un’esperienza affascinante e quasi irreale, una lettura che può sembrare, a prima vista, un’operazione distante dalla nostra realtà, quasi fantastica o addirittura grottesca, data la distanza temporale e culturale. Tuttavia, non si fatica a immedesimarsi nelle avventure descritte, a percepire l’ansia e a cogliere le sfumature sottili di quel viaggio straordinario, poiché tra le pagine di questo antico testo si cela un giovane alla scoperta del mondo: non il famoso Marco Polo di Venezia, ma un ragazzo semplice, Marco. È lui a svelare i suoi sospiri, le speranze, l’ammirazione, i sogni e le emozioni che lo attraversano. La musica, le parole e le immagini in questo lavoro si mescolano in un’unica narrazione, creando un’atmosfera in cui fremiti, nostalgia, curiosità e timori di un giovane si intrecciano, dando vita a una storia che, anche oggi, continua a ispirare, meravigliare ed emozionare. Come si sa, “gli orizzonti vasti generano idee complesse” e alimentano sogni sempre nuovi. Sul podio della wind orchestra del liceo Alfano I, il flautista Pasquale Occhinegro, è riuscito a condurre in porto, per restare in tema, il viaggio dei Polo, insieme alla esperta voce di Gaetano Stella, il quale ha attraversato la favola da par suo, infatti, la lettura ai ragazzi è un gioco meraviglioso che funziona solo se i ruoli sono ben definiti, che significa saper mantenere, con pazienza e dolcezza, le redini della lettura, immergendosi nei momenti di battaglia, di concitazione, supportato anche da immagini che scorrevano sullo sfondo. E’ un’orchestra composta di talenti in tutte le sezioni, che abbiamo visto preparate da Nello Rizzo, Camilla D’Arco, Francesco Ausiello, il docente di fagotto, che ha suonato al posto della sua allieva ammalata Salvatore Cuccaro, Antonio Palmieri, Guido Pagliano, Umberto Fedullo e Antonio Rufo. Il “Marco Polo” di Antonio Rossi evoca l’atmosfera del viaggio del famoso esploratore. La musica utilizza scale orientali, suggestioni esotiche e sonorità suggestive per descrivere il lungo viaggio, la Cina e la malinconia del ritorno, creando un’esperienza immersiva, un’ambientazione magica, strutturata in scene, che fa uso di scale musicali orientali per conferire autenticità e fascino esotico al racconto musicale, quasi ad evocare il nostro primo Novecento con Turandot e qualche scala debussiana. Buon amalgama, della formazione che riafferma ancora una volta la scuola dei fiati e delle percussioni made in Salerno e che riesce sempre a guardare alle proprie radici. Forte il messaggio finale, il saluto agli allievi più piccoli, da parte della dirigente dell’ Istituto, Elisabetta Barone e di Gaetano Stella, al futuro “buono” della nostra società, che deve prendere i propri tempi per aprire le pagine de “Il Milione”, e leggere con la grammatica della fantasia, per dirla con Rodari del viaggio in Katai e scoprire che in pieno MedioEvo, tre veneziani ebbero modo di vedere che i cinesi sfruttavano il petrolio, per riscaldamento e illuminazione, la polvere da sparo, non solo per i colorati fuochi d’artificio ed erano già a conoscenza della stampa. Applausi e Buona Musica ad un nuovo pubblico giovanissimo e consapevole.