Via Manzo: le storie, quando sono vere, non si sfrattano - Le Cronache Ultimora
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Via Manzo: le storie, quando sono vere, non si sfrattano

Via Manzo: le storie, quando sono vere, non si sfrattano

Andrea De Simone

A Salerno la sede di via Francesco Manzo, eredità storica del PCI e oggi del PD, rischia lo sfratto a causa di un contenzioso con la società che gestisce i beni immobiliari del partito disciolto. Per me, che tra quei muri ho vissuto gli anni più intensi della mia vita – dai venti ai trent’anni – con la delicata responsabilità dell’organizzazione, non è una notizia come le altre. È un colpo al cuore. Non sono iscritto al Partito Democratico. E proprio per questo sento il dovere di parlare con libertà e rispetto, nella speranza che gli attuali dirigenti sappiano e vogliano ricomporre questo contenzioso, se una possibilità esiste. Perché via Manzo non è una semplice sede di partito: è un pezzo della storia collettiva di questa città, un patrimonio che appartiene a chi continua a militare, a chi ha smesso e anche a chi ha scelto altre strade senza mai rinnegare ciò che è stato. Quella sede fu acquistata anche grazie ai sacrifici dei lavoratori salernitani. Il PCI poteva contare sui contributi generosi dei suoi militanti, su gesti concreti, spesso silenziosi, che tenevano in vita il partito. Con lo stesso spirito, subito dopo il terremoto del 1980, furono acquisite anche le sedi di Eboli e di Nocera Inferiore. Per queste ultime, io – responsabile dell’organizzazione – e il compianto Giovanni Fortunato, tesoriere, percorremmo migliaia di chilometri partecipando alle Feste dell’Unità in tutta Italia, per raccogliere i fondi necessari all’acquisto delle sedi dei comitati di zona dell’Agro nocerino e della Piana del Sele. Giovanni oggi non c’è più. Io ho lasciato l’organizzazione nel 1985. E di quelle sedi non ho più saputo nulla. A via Manzo, invece, è passata la storia. Generazioni di militanti e dirigenti hanno contribuito a scrivere pagine importanti del movimento operaio salernitano: Feliciano Granati, Abdon Alinovi,Gaetano Di Marino, Giuseppe Amarante, Tommaso Biamonte, Giovambattista Perrotta, Pino Lanocita, Pietro Amendola, Roberto Visconti, Diego Cacciatore. Una battagliera Filomena Califano organizzó le prime donne dell’Udi,l’organizzazione femminile di cui Mary Chieffi fu una delle fondatrici. E ancora Vincenzo Aita, Salvatore Forte, Ferdinando Argentino, Isaia Sales, Vincenzo De Luca, Fulvio Bonavitacola e tanti altri che hanno ricoperto incarichi istituzionali di rilievo. Intellettuali come Edoardo Sanguineti, Biagio De Giovanni, Filiberto Menna, Roberto Racinaro, Giuseppe Cacciatore, Pino Cantillo hanno discusso con noi in quelle stanze, arricchendo un confronto politico e culturale che andava ben oltre i confini della città. In quelle stanze si sono formati anche Michele Santoro e Rocco Di Blasi, poi protagonisti dell’informazione nazionale. Fu proprio Michele Santoro a firmare la mia prima tessera nel 1973, quando gli succedetti nell’incarico di responsabile per la città. Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, da via Manzo partì l’organizzazione degli aiuti alle popolazioni colpite e della visita di Enrico Berlinguer. La “seconda svolta di Salerno”, annunciata da Berlinguer, ha un indirizzo preciso: via Francesco Manzo. Ogni vecchio militante potrebbe raccontare una storia. Gli operai della Marzotto, della MCM, dell’Ideal Standard, della SNIA Viscosa, della Brollo, della Landis,impegnati a difendere i posti di lavoro. Gli edili e gli studenti della Vertenza Salerno dei primi anni Settanta. Le tabacchine e i contadini protagonisti delle occupazioni delle terre a Persano. Quante volte quella sede era già aperta alle sette del mattino, dopo che alle cinque e mezza eravamo davanti ai cancelli delle fabbriche della zona industriale a distribuire volantini. Quante volte abbiamo chiuso riunioni del Comitato federale all’alba del giorno successivo, dopo analisi approfondite della situazione internazionale e nazionale. Via Manzo ha dato tanto a me e a generazioni di dirigenti politici. Per questo dico con chiarezza: se ci sarà una sottoscrizione pubblica, io sono pronto a fare la mia parte, pur non essendo iscritto al PD. Sono certo che gli attuali responsabili sapranno trovare una soluzione e far vivere ancora via Manzo. Nella foto pubblicata da Cronache c’è una bandiera del PD nella quale molti di noi non si riconoscono. Ma il portabandiera in ferro battuto sì: quello fu forgiato nelle officine FS di via Santi Martiri Salernitani da un vecchio operaio, Enzo Oncia.Quella bandiera, quel ferro, quella sede non appartengono a una sigla. Appartengono a una storia, a una comunità, a una città. E le storie, quando sono vere, non si sfrattano. (Nella foto Andrea De Simone e Vincenzo De Luca con Edoardo Sanguineti)