Occidente - Le Cronache Attualità
Attualità

Occidente

Occidente

ALBERTO CUOMO

Si assiste spesso a dibattiti sul declino dell’Occidente, inteso non solo come perdita di potere economico o geopolitico di quella parte del mondo che si affaccia sull’Atlantico, ma soprattutto come crisi culturale e spirituale. Ma cosa è l’Occidente? Il suo stesso nome lo definisce quale luogo dell’occaso, del tramonto, del declino appunto. Fernand Braudel, lo storico francese, direttore della rivista “Annales” e fondatore nel 1949 del “Centro di ricerca storica” che diventerà nel 1975 la famosa École des hautes études en sciences sociales, attento non solo agli avvenimenti di superficie, quanto anche alle strutture profonde che persistono nel tempo e li sottendono (era solito paragonare la storia al mare che presenta le onde superficiali attive in forza delle correnti sottomarine) negli anni Ottanta aveva narrato l’avvenire di una decadenza della parte del mondo che chiamiamo Occidente in favore dell’avvento sulla scena mondiale dei paesi che costituiscono l’Oriente. E, ancora, come il cammino della civiltà sarebbe continuato verso l’ovest ritornando in Europa. Si può convenire che, al di là dell’espressione geografica, l’Occidente, quale luogo dello spirito, si è costituito attraverso la filosofia greca, il diritto romano, l’etica del cristianesimo, la ragione critica della modernità. Ma, secondo Massimo Cacciari, il logos, la fede e il desiderio di avere potere sul mondo e la natura attraverso una conoscenza progressiva non giungono mai a sintesi e, pertanto, l’Occidente è segnato dal loro scontro, dalla continua crisi. Ed è il coltivare il dubbio, anche, a caratterizzare la cultura occidentale. Questi caratteri hanno coinvolto tanto l’egemonia statunitense del secondo dopoguerra che la globalizzazione attuale con l’avvento dei paesi orientali, i quali quindi ricadono nella definizione di Occidente, nel senso che la volontà di potenza, manifesta nella cultura occidentale, utilizzando anche lo scontro e il dubbio, ha contagiato l’intero globo pur in declinazioni che contemperano le diverse tradizioni. Del resto il prodotto di tale cultura è la tecnologia attuale, quella dell’universo digitale, che invade ogni azione dell’uomo in tutti i paesi. Già negli anni Cinquanta, dopo la tragedia dell’atomica, il filosofo Martin Heidegger spiegava la mutazione della tecnica divenuta, da strumento dell’uomo, sostituto della metafisica che fa dell’uomo il suo strumento. Oggi l’assoggettamento dell’uomo alla tecnica in qualsivoglia latitudine è evidente e se la tecnica, è, prodotto dell’Occidente, dispositivo dominante dell’agire umano, perde di senso la nozione di Occidente quale parte del mondo che, potrebbe dirsi, sia divenuto tutto occidentale. Un risvolto ulteriore della tecnica, che pure ci domina, è l’illusione che il nostro conoscere non abbia limiti, tanto da sfidare finanche la morte, sebbene la stessa perdita del senso del limite conduca a forme di dominio impersonale, in cui il potere non si manifesta più attraverso figure visibili, ma attraverso meccanismi anonimi. Un esempio attuale sono gli eventi bellici in corso. L’ intervento di Trump in Venezuela, le guerre vere e proprie di Putin e Netanyahu sono certamente voluti dalla politica ma, dopo il primo input dei governi belligeranti, entrano in gioco i dispositivi digitali, ovvero l’intelligenza artificiale che, in base agli algoritmi, ovvero autonomi dispositivi numerali operanti in ragione di prestazioni e obiettivi di vittoria, promuove attacchi, morti e genocidi. Si ricorderà che la difesa dei gerarchi nazisti al processo di Norimberga consisteva essenzialmente nel reclamare l’assolvimento di un comando. “Ho obbedito agli ordini” era il lietmotiv delle loro risposte ai giudici che li interrogavano sull’olocausto. E forse è qui, nell’essere gestito da una intelligenza amorfa, che risponde a se stessa, priva di responsabilità sugli esiti delle sue decisioni, il vero declino del mondo tutto occidentalizzato. Che si vada verso un nuovo terreo e impersonale fascismo che, pur generato da concreti soggetti possessori e manovratori della IA, finisca con l’essere impersonale, una dittatura dal dittatore assente. Tuttavia in questa crisi generale, l’Europa, cuore storico dell’Occidente, può avere un ruolo particolare. Essa rappresenta infatti non solo  l’origine della volontà di dominio ma anche il luogo in cui le sue contraddizioni emergono con maggiore evidenza nella consapevolezza della fragilità dei propri fondamenti e della problematicità della propria identità, sì che la sua vera forza sia nella capacità di interrogarsi, di criticarsi e di mettere in discussione i propri presupposti. Il suo ruolo non è quindi solo politico, quanto politico-culturale, così come non si determina nel parlamento europeo, costituito in gran parte da elefanti morenti nelle istituzioni dei propri paesi di origine.