Nel Giorno della Memoria Campagna Palatucci - Le Cronache Ultimora
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Nel Giorno della Memoria Campagna Palatucci

Nel Giorno della Memoria Campagna Palatucci

di Antonio Manzo

Nel Giorgio della Memoria si riserva l’onore a Giovanni Palatucci questore di Fiume ucciso dai tedeschi dopo aver salvato centinaia di ebrei. Ma lo Schindler italiano che salvò, insieme allo zio vescovo di Campagna, è stato per anni dimenticato per decenni. Perfino dal Ministero dell’Interno da questore di Fiume giudicato “commissario inefficiente” e poi finanche offeso, nella sua eroica memoria, dal rigetto che il ministro dell’epoca nel 1952 fece allo zio vescovo che ne chiedeva il riconoscimento delle virtù eroiche. Ma, fatto ancora più grave, con acclusa una nota che Palatucci avrebbe dovuto giustificare la sua inefficienza per non aver giustificato la spesa di 102mila lire dell’epoca. Sarà solo negli anni Novanta che Giovanni Palatucci e suo zio vescovo Giuseppe Maria saranno ricordati ed onorati con un libro ormai introvabile di Goffredo Raimo e che sarebbe giusto ristampare, e nell’accurata ricerca scolastica fatta proprio a Campagna dall’istituto magistrale “Teresa Confalonieri”. La ricerca degli studenti del 1995 è ancora attuale perché riporta interviste dell’epoca come Alberto Remolino e Renato e Franco Granito, Vincenzo D’Ambrosio autore di una tesi di laurea proprio su Giovanni Palatucci. La ricerca scolastica del 24 febbraio 1995, voluta dall’allora preside del Magistrale Vincenzo Cestaro e dai professori Aldo Mattera, vice preside, Patrizia Giarletta, docente di matematica e il coordinatore Maurizio Ulino. Nella ricerca degli studenti è perfino contenuta una copia degli auguri firmati singolarmente dagli ebrei di Campagna che vollero fare al Vescovo d Campagna frate Giuseppe Maria Palatucci definendolo “esempio di civiltà, verità e santità ed esprimono il loro devoto e grato affetto. Augurano salute, gioia, pace . Gli internati di San Bartolomeo, Campagna”. In calce le firme degli ebrei ospitati e poi la data “Natale. Capo d’Anno 1940/41” Il confine sulla storia del mondo domestico messo a soqquadro dalle guerre è a Campagna dove c’è il Museo della Memoria e della Pace che conviene proprio oggi visitare nel tempo delle tragiche transizione che viviamo. E proprio qui dove c’è il museo che racconta la storia degli internati ebrei della seconda guerra mondiale e dei prigionieri politici del fascismo nei campi di concentramento nell’ex convento Domenicano di San Bartolomeo. Agli uomini di oggi basterebbe riannodare il filo della memoria per fermarsi sulla dissoluzione in corso della umanità. A Campagna, grazie all’infaticabile direttore del museo architetto Marcello Naimoli, è dal 2006 che gli italiani ed i turisti possono conoscere le virtù di due eroi della nostra storia: Giovanni Palatucci, un funzionario della Questura di Fiume che insieme a suo zio, monsignor Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, si prodigò per salvare migliaia di ebrei dalla deportazione e dalla morte. Giovanni Palatucci fu ucciso nel capo di concentramento di Auschwitz e nel 1955 per la sua attività di aiuto agli ebrei fu riconosciuto come “Giusto tra le Nazioni” dallo Stato Israele che il famoso scrittore Dino Buzzati., scrisse un memorabile articolo sul Corriere della Sera, dal titolo “ perché una foresta in Israele ha il nome di un Italiano non Ebreo”. Nel 2006 l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consegnò alla memoria la medaglia d’oro al valor civile al Vescovo di Campagna Giuseppe Maria Palatuccci. Ma la storia di Giovanni Palatucci arriverà tardi ad essere riconosciuta per la sua eroicità se nel 1997 la storia dello Schindler italiano dell’Olocausto veniva definito una storia poco conosciuta. Da tutto il modo la testimonianza del suo coraggio ma “In Italia nessuno lo conosce” scrisse il giornalista Annibale Paloscia. Dopo la morte per molti anni al ministro dell’Interno continuarono a non amare Giovanni Palatucci. Dall’archivio: Non si sono trovati elementi che comprovino l’attività del medesimo svolte in favore degli ebrei. Non sembra il caso che il Governo debba promuovere un qualsiasi riconoscimento al di lui nome, salvo che il Governo d’Israele non dovesse farne richiesta ufficiale in base alla quale questo ministero, se del caso, potrebbe esperire le necessarie indagini per accertare la consistenza di quanto segnalato dal vescovo di Campagna. Ma la nota non finisce qui nella sua assurda dichiarazione. C’è un poscritto per il ministro che l’autore della nota fa: Piuttosto non risulta la giustificazione relativa all’impiego di centodue mila lire accreditate al reggente Palatucci. Come dire che Giovanni Palatucci prima di morire doveva almeno mandare un resoconto delle spese sostenute dalla questura di Fiume. Passeranno quarant’anni prima che il Viminale rivedesse la sua posizione di fronte alla testimonianza di centinaia di ebrei. E’ una pagina dell’oblio della memoria scritta dall’Italia che dimentica.

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