di Erika Noschese
«Il territorio è un bene comune, non una risorsa per logiche di consenso. Non possiamo accettare che lo sviluppo della città resti ancorato a logiche edilizie “vecchia maniera”, che portano benefici a pochi e rischi alla collettività». A dirlo è l’associazione Dopocentimetro per Baronissi, che punta il dito contro la maggioranza della sindaca Anna Petta per l’approvazione del Piano Urbanistico Comunale. L’associazione si dichiara infatti contraria alla variante e chiede un confronto pubblico e trasparente, sottolineando che «il futuro di Baronissi merita chiarezza, non altro cemento». Il Puc, approvato nel corso dell’ultimo consiglio comunale, apre di fatto la strada a oltre 1100 nuovi alloggi e Dopocentimetro per Baronissi ritiene «doveroso accendere un faro su scelte che l’amministrazione sembra voler far passare sotto silenzio», accusando la maggioranza di chiudersi al confronto. Secondo quanto denunciato dall’associazione, la variante sarebbe stata portata al voto senza il passaggio in Commissione edilizia. «Perché questa mancanza? Perché evitare un luogo deputato all’analisi tecnica e alla trasparenza? La politica deve essere partecipazione e ascolto, non decisioni calate dall’alto», affermano, parlando di una vera e propria «contraddizione». «Il sindaco Anna Petta e gran parte della maggioranza sostengono oggi di voler “correggere” il piano del 2018. Ma è opportuno ricordare che questi stessi amministratori – a partire dal sindaco, allora vicesindaco – furono i principali attori di quella stessa pianificazione. Per questo alcune domande sono doverose: se il piano del 2018 era così carente, perché lo approvarono? Se allora ci fu superficialità, come possiamo fidarci oggi? Questa variante protegge davvero il territorio o serve a coprire una visione urbanistica che portano avanti da anni?». L’associazione ricorda inoltre che le scelte urbanistiche dovrebbero basarsi sul reale fabbisogno abitativo, «ma i dati sembrano smentire questa necessità». La popolazione è ferma: i dati demografici mostrano un saldo naturale quasi nullo. «Baronissi non registra un’esplosione demografica tale da giustificare 1100 nuovi alloggi. C’è poi il mistero degli alloggi sovraffollati: il Puc parla di 220 abitazioni in questa condizione, un dato che non trova riscontri oggettivi nelle analisi indipendenti. E ancora: il piano ignora le centinaia di alloggi attualmente sfitti in città. Prima di cementificare ulteriormente, non sarebbe più logico e sostenibile recuperare il patrimonio edilizio esistente?». Infine, Dopocentimetro denuncia l’assenza di coerenza con le linee guida della Legge regionale 5/2024 sul contrasto al consumo di suolo. «Sappiamo cosa accade a Baronissi quando piove: fango e strade allagate. Continuare a impermeabilizzare il suolo con il cemento significa aumentare il rischio idrogeologico per tutti. La rigenerazione urbana deve essere la priorità, non l’espansione incontrollata».





