Salerno, i motivi dello sciopero dei penalisti - Le Cronache Attualità
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Salerno, i motivi dello sciopero dei penalisti

Salerno, i motivi dello sciopero dei penalisti

di Erika Noschese

Oltre 40 udienze al giorno, in contrasto con il protocollo sottoscritto lo scorso 12 dicembre tra la Camera Penale, il Tribunale e l’Ordine degli Avvocati per la gestione delle udienze. La denuncia arriva dal presidente della Camera Penale di Salerno Michele Sarno, che ha indetto per ieri mattina una manifestazione di protesta nell’ambito dello sciopero di astensione dalle udienze e dalle attività giudiziarie nel settore penale, proclamato dalla Camera Penale di Salerno per i giorni 14, 15, 16, 17, 19, 20, 21 e 22 gennaio 2026. All’iniziativa sono invitati a partecipare tutti gli avvocati, che indosseranno la toga in segno di protesta. L’astensione di ieri mattina non riguarda soltanto i penalisti salernitani, ma l’intero distretto della Corte d’Appello. Come ha spiegato l’avvocato Sarno, «le motivazioni dell’astensione della Camera Penale salernitana si ritrovano anche in quella indetta dalle Camere Penali di Nocera Inferiore e di Vallo della Lucania, i cui presidenti mi hanno contattato per comunicare che la loro assenza è purtroppo determinata da impegni concomitanti, ma che ci sono vicini e sostengono questa forma di protesta, che ritengo vibrata ed estremamente educata». Tra le principali criticità evidenziate dal presidente della Camera Penale vi è il mancato rispetto del protocollo: «C’è stata una grande apertura da parte della difesa e degli avvocati, che hanno accettato la celebrazione di trenta udienze dinanzi al giudice monocratico, nonostante le difficoltà. Abbiamo inoltre accettato l’allungamento dell’orario di celebrazione, dalle 14 alle 15. Abbiamo accettato tutto, consapevoli che nel corretto esercizio della nostra attività professionale dobbiamo anteporre gli interessi dei cittadini ai nostri». Ad oggi, però, le udienze superano quota 40, e così accade sin dal giorno zero della sottoscrizione del protocollo. «Tutto questo è inaccettabile: se firmo un protocollo, pretendo che venga rispettato nella sua interezza e integralità. Se ciò non avviene, è evidente che esiste un solo strumento per far capire che l’avvocatura non ci sta», ha aggiunto Sarno. Un’ulteriore criticità riguarda gli orari: spesso i magistrati arrivano in ritardo, con conseguenze per gli avvocati, molti dei quali provengono da fuori sede. Per quanto concerne il Tribunale di Sorveglianza, si registra inoltre una grave carenza di personale: «Questo non può ricadere sugli avvocati, non è corretto. Mi viene riferito che per ottenere una risposta occorrono fino a sei mesi. Tutto ciò diventa inaccettabile, soprattutto in un sistema Paese in cui un detenuto, se ha diritto a uscire dal carcere, non può attendere sei mesi per vedersi riconosciuto tale diritto. E ciò avviene in un Paese in cui si parla continuamente di implosione e sovraffollamento carcerario». «A queste problematiche bisogna trovare una soluzione – ha concluso Sarno – Questa è la casa di tutti: questo stabile, così come gli altri della giustizia, non appartiene a nessuna categoria professionale, ma allo Stato e al Ministero della Giustizia. Da parte nostra non c’è alcuna chiusura, tutt’altro. È però evidente che il protocollo firmato e violato deve essere completamente riscritto perchè, fin dalla sua sottoscrizione, non è mai stato tenuto in considerazione».