Cava. Senatore, mi candido a sindaco - Le Cronache Attualità
Attualità Cava dè Tirreni

Cava. Senatore, mi candido a sindaco

Cava. Senatore, mi candido a sindaco

di Mario Rinaldi

 

 

Lo aveva già annunciato da mesi, ma ora giunge una conferma ufficiale. L’avvocato cavese Alfonso Senatore, coordinatore di “Meridione Nazionale – Avanti per la Nuova Cava” ha affermato di offrire la propria disponibilità per la candidatura a sindaco alle elezioni comunali che si terranno nella prossima primavera a Cava, dove, da diverso tempo, si stanno muovendo le pedine sullo scacchiere amministrativo per decidere il nuovo governo della città metelliana. Una disponibilità non proprio totale, ma comunque rappresentativa di un movimento intenzionato a cambiare le sorti del territorio dopo l’amministrazione targata Vincenzo Servalli.

Avvocato Senatore, tra qualche mese Cava sarà chiamata al voto per il rinnovo del Consiglio Comunale. Conferma la sua candidatura a Sindaco per questa tornata?

“Sì, confermo la mia disponibilità. Ho deciso di mettermi in gioco consapevole della complessità e della responsabilità del compito che ci attende, un impegno che richiede serietà, competenza e senso del dovere, non facili entusiasmi o ambizioni personali. Detto questo, per il bene esclusivo di Cava de’ Tirreni sono pronto, se necessario, anche a fare un passo indietro – o più di uno – qualora emergesse una figura capace di aggregare meglio una coalizione ampia e vincente, in grado di governare e di risollevare una città precipitata nelle sabbie mobili a causa di un’amministrazione che ritengo la peggiore della sua storia recente. Resto comunque, come sono sempre stato, un “soldato di Cava”, al servizio della mia città”.

Cosa ha lasciato, secondo lei, l’Amministrazione Servalli?

“L’Amministrazione Servalli lascia una città profondamente indebolita, priva di una macchina comunale efficiente e funzionale, progressivamente smantellata e incapace di garantire controllo, trasparenza ed efficacia amministrativa. Questo vuoto di governo ha consentito, anni fa, persino infiltrazioni criminali all’interno del Comune, poi contrastate e debellate grazie all’intervento della DIA e della magistratura, non certo della politica locale.

Dal punto di vista economico, la gestione è stata disastrosa: parliamo di circa 2 milioni e mezzo di euro sottratti alle casse comunali, di un bilancio compromesso che sfiora i 70 milioni di euro, sanato scaricando il peso fiscale sui cittadini cavesi. Attraverso la partecipata Metellia si è assistito a un aumento spropositato dei costi dei parcheggi, alla vendita di beni comunali e a un Comune oggi sottoposto al controllo della Corte dei Conti. Ma il danno più grave è forse quello morale: una città che si è appiattita, che ha perso fiducia e speranza nel futuro”.

Quali sono i punti programmatici più importanti del suo programma elettorale per rilanciare questo territorio cerniera tra la Costiera Amalfitana e la Valle dell’Irno?

“Non credo nei “libri dei sogni” né nelle promesse irrealizzabili tipiche di una certa politica. Il mio programma sarà essenziale e concreto: indicherà chiaramente cosa fare, come farlo e con quali risorse finanziarie. Cava de’ Tirreni oggi è isolata: esclusa dalla Costiera Amalfitana, che avrebbe dovuto rappresentare il suo naturale sbocco turistico, e marginalizzata nei rapporti con Provincia, Regione, Parlamento e Governo. Non esiste più una rappresentanza cavese nelle sedi decisionali. La priorità assoluta è ricostruire la macchina amministrativa, oggi allo sbando, con uffici sottodimensionati e dirigenti assenti. Senza un Comune efficiente, nessun progetto può diventare realtà. Altro asse strategico è la sicurezza: Cava non è una città sicura e me ne occuperò direttamente, come ho già fatto in passato ricoprendo ruoli istituzionali. La città non può essere ostaggio di criminalità, violenza e inciviltà. Sanità, scuola, sport e sviluppo economico richiedono investimenti seri. Per questo è indispensabile creare un ufficio specializzato nella progettazione e nell’intercettazione di fondi regionali, nazionali ed europei. Senza risorse e competenze, Cava non potrà rinascere, ma solo sopravvivere”.

In questi giorni si parla molto del sovraffollamento degli ospedali. Lei è intervenuto più volte su questo tema. Qual è il suo punto di vista?

“La sanità è una questione centrale. Negli anni è stata dissanguata, depredata e trasformata in terreno di spartizione politica e clientelare, con sprechi enormi e dirigenti spesso nominati non per merito ma per convenienza. Il sovraffollamento degli ospedali è solo la punta dell’iceberg di una mala gestione strutturale.

Per “sanare la sanità” occorre fermare sprechi e inefficienze, introdurre criteri di meritocrazia e liberare il sistema dalle lottizzazioni politiche e da logiche sindacali degeneri. In molte realtà del Sud, purtroppo, i servizi sanitari sono oggi inferiori a quelli di Paesi considerati arretrati: una situazione inaccettabile in uno Stato moderno”.

Un’ultima domanda sul referendum sulla giustizia di marzo. Lei come voterà? È orientato per il SÌ o per il NO?

“Sono orientato per il NO. Ritengo si tratti di un referendum ideologico e fortemente politicizzato, che non affronta in modo serio i reali problemi della giustizia. È diventato uno strumento di scontro tra Governo e magistratura, con il rischio di indebolire un potere dello Stato che dovrebbe restare autonomo e indipendente.

In particolare, considero gravissima l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, nato storicamente per punire gli abusi del potere. La sua eliminazione appare come una tutela per politici e colletti bianchi e rappresenta, a mio avviso, una ferita allo Stato di diritto e una vera vergogna istituzionale”. Un Senatore a tutto campo, capace di mettere sul tavolo argomenti di varia natura: da quello della gestione amministrativa della città di Cava sino a giungere ai problemi della sanità e al referendum giustizia. Sarà lui il candidato di questa parte del territorio che vuole portare una ventata di rinnovamento? Lo scopriremo in breve tempo.