Polo della Carità, Cristo si ferma ad Eboli - Le Cronache Provincia
Provincia Eboli

Polo della Carità, Cristo si ferma ad Eboli

Polo della Carità, Cristo  si ferma ad Eboli

di Antonio Manzo

Nascerà ad Eboli il Polo della Carità. La solidarietà ha trovato nella città del Sele una dimora stabile. Il Polo della Carità è un disegno ambizioso ma non impossibile. Voluto dall’arcivescovo monsignor Andrea Bellandi, dalla Caritas diocesana diretta da don Antonio Romano e dal padre francescano Massimo Poppiti, rettore del Santuario san Cosma e Damiano sorgerà nel recupero funzionale dell’ex Casa del Divino Amore, tre piani nel centro storico della città. Abbandonata e vandalizzata per oltre trent’anni, sarà trasformata in un centro di solidarietà che si svilupperà su ben tre piani dove già esiste un funzionale centro che offre assistenza sanitaria gratuita. Negli altri due piani dell’ex casa Divino Amore saranno aperte iniziative guidate dalla Caritas diocesana che fa contare punti interessanti a Montecorvino Rivella, a Salerno soprattutto con il recupero di ex strutture ecclesiastiche ormai disabitate. Il progetto Caritas nell’ex casa del Divino Amore assume una connotazione di memoria religiosa nella città dove spesso si dimentica la storia si conservano, quando è il caso fortunato, sole prestigiose etichette. La casa del Divino Amore fino ai giorni del terremoto era ubicata nel palazzo Visconti a corso Garibaldi in un appartamento che contava anche una stanza dedicata a cappella sacra. L’Istituto del Divino Amore ospitava “monache di casa”. Si chiamavano così donne della buona società ebolitana guidate da Vincenzina D’Ambrosio, Chiara Sisto, dalle signorine Morrone e Mastrangelo che con il voto di castità e votate alla vita monacale pur non rivestendo l’abito vivevano insieme e a disposizione delle parrocchie della città e dei parroci e dei laici offrendo assistenza spirituale. Fu dopo gli anni del terremoto del 1980 che la casa-Cappella di piazza Pendino fu chiusa e fu costruita la Casa del Divino Amore nell’ex clinica Visconti proprio a due passi dal Convento San Pietro alli Marmi. Tre anni fa la casa del Divino Amore fu svuotata, e fu data al macero persino una biblioteca che avrebbe potuto far rivivere le fasi della grande spiritualità delle “monache di casa” ebolitane. Ci fu chi pensò bene di ripulire la Casa del Divino Amore di tutti i libri offrendoli ai fedeli, gratuitamente, nel giorno dei Santi Cosma e Damiano. Si trattava di libri di pregio sulla spiritualità monacale coltivata per decenni dalle suore del Divino Amore. D’altronde tutto questo capita nella città che perfino per ricordare Rocco Scotellaro e Carlo Levi preferisce non fare nulla che resti alla storia civica con colpevole sciatteria casereccia. Così avvenne pure per la sconsiderata ripulitura dell’ambiente e degli atti del Divino Amore dove ora potrà tornare a vivere la Casa della Carità organizzata dalla Caritas diocesana. Sarà una struttura capace di offrire anche assistenza sanitaria gratuita per chi vive condizioni di fragilità economica e sociale grazie all’impegno di medici di buona volontà che offrono il loro servizio. Solo nel secondo semestre del 2023 sono state realizzate 39 visite specialistiche, nel 2024 sono state effettuate 91 prestazioni tra cardiologia, ginecologia e neurologia, con l’introduzione di nuove specializzazioni come medicina generale, urologia e neurochirurgia. Nel 2025, fino a novembre, gli ambulatori hanno raggiunto ben 138 visite, con un incremento del 51,6% rispetto all’anno precedente. Una attività interessante sarà quella della Casa della Carità in una comunità civica dove orami si contano migliaia di cittadini extracomunitari neppure censiti dal comune di Eboli ma che spesso vivono in garage del centro storico, in tuguri e abitazioni di fortuna non consone ad una vita civile. La Casa della Carità ad Eboli riconfermerà il ruolo che storicamente la religiosità cristiana ha avuto nella secolare storia della città. Basti pensare che ad ogni parrocchia cittadina può essere abbinato, in lunghi anni, un prezioso lavoro di recupero sociale della città distrutta dalle macerie della guerra. Tutto effetto delle attività ecclesiali e pastorali di ogni parrocchia ebolitana nella ricostruzione post bellica e nella crescita negli anni opulenti della città, spesso avara di senso civico e comunitario. Ora la diocesi, la Caritas e il santuario di san Cosimo e Damiano intendono arricchire la città di una nuova realtà dedicata alle fragilità. Un luogo dove la carità si traduce in accoglienza e servizi concreti per chi ne ha più bisogno e concretizzare il Giubileo della Speranza con opere. Questo progetto ambizioso si pone l’obiettivo di rispondere non solo ai bisogni materiali, ma anche a quelli relazionali, sociali e di salute delle persone in difficoltà. Un luogo per accogliere e sostenere diverse fragilità perché trovino risposte concrete. Al suo interno saranno attivi infatti diversi servizi. L’idea di fondo è chiara: affrontare la povertà in tutte le sue dimensioni, andando oltre la mera mancanza di beni materiali pensando anche alla creazione di una mensa che ospiti persone in difficoltà con il lavoro e l’impegno di volontari. A partire da quelli che già, brillantemente, animano la sanità solidale.