di Mario Rinaldi
La fatidica data del 18 febbraio si avvicina e il sindaco Pasquale Aliberti è intenzionato a recuperare terreno, ma soprattutto consensi per evitare che la mozione di sfiducia possa essere approvata e con essa la fine dell’attuale consiliatura. Il consiglio comunale della scorsa settimana è stato un banco di prova per il primo cittadino per testare le posizioni dei consiglieri di maggioranza e opposizione e cercare di capire da che parte della barricata intendono schierarsi. Il dato che induce a riflettere e che potrebbe destare preoccupazione risiede nelle votazioni dei vari argomenti all’ordine del giorno, per le quali il sindaco si è ritrovato senza i numeri necessari ad ottenere le sperate deliberazioni. Tranne sull’approvazione del garante dei giovani e dell’adolescenza che è stato deliberato all’unanimità da tutti i presenti, per il resto la maggioranza governativa si è trovata sempre sotto. I dissidenti non hanno mai votato con la maggioranza, al limite si sono astenuti. Astensione che ha caratterizzato anche le file della minoranza il che potrebbe stare a significare un ritorno di fiamma o un nuovo dialogo tra il sindaco e alcuni di loro. Addirittura, sull’ordine del giorno proposto da alcuni consiglieri di opposizione, i tre dissidenti rimasti in aula (Gennaro Avagnano, Paolo Attianese e Susy Barone), attesa l’assenza di Maria Berritto, insieme ai proponenti sono riusciti ad incassare un buon risultato soprattutto per la città con la promozione di sconti per commercianti e cittadini che versano in condizioni svantaggiate sul pagamento della Tari. Su questo argomento si sottolinea l’astensione di Corrado Scarlato e Michelangelo Ambrunzo, che hanno seguito la maggioranza. Nuove prove di dialogo? Segnale di spaccatura nella minoranza? Fibrillazioni interne alla minoranza o feeling tra sindaco e scarlatiani? Certo che anche sul pef questi ultimi due non erano presenti in aula, con Pasquale Vitiello rimasto solo a votare contro e bacchettare il sindaco che voleva far passare come volontà dell’amministrazione il provvedimento di non aumentare la Tari quando invece furono opposizione e dissidenti a bloccare ogni incremento del tributo nel consiglio del dicembre scorso. Sul punto, il consigliere Avagnano ha voluto rimarcare la coerenza con la sua linea di pensiero votata al sostegno delle famiglie meno abbienti e delle categorie in difficoltà: “L’ordine del giorno proposto – ha sottolineato Avagnano – andava votato senza se e senza ma. I soldi pubblici vanno utilizzati prima di tutto per dare servizi e per aiutare i cittadini, innanzitutto quelli che sono in condizioni svantaggiate, a pagare meno tasse, quella sui rifiuti in questo caso. Inoltre chiedere ed impegnare il sindaco e la giunta nell’applicazione del regolamento che prevede vantaggi per la Tari anche per i commercianti ha rappresentato un provvedimento di buon senso, un chiaro segnale di buona amministrazione che può aiutare il commercio e gli investimenti. Mi dispiace che tanti si siano astenuti”. Una cosa è certa. In queste due settimane che precedono l’attesa votazione della mozione di sfiducia, il sindaco Aliberti, oltre ad erigere barricate per tenere al riparo i suoi fedelissimi, tenterà sicuramente di sconfinare in territori “ostili”, ma a lui ben conosciuti, nel tentativo di cucire alleanze e patti d’acciaio soprattutto con i consiglieri di opposizione che si sono mostrati più inclini a passare sull’altra sponda e sedere sui più comodi scranni della maggioranza di governo.





