Eboli, distretto sanitario degno dello Zimbabwe - Le Cronache
Cronaca

Eboli, distretto sanitario degno dello Zimbabwe

Eboli, distretto sanitario degno dello Zimbabwe

di Peppe Rinaldi

Non  è una novità ma val la pena raccontarla lo stesso, non foss’altro per il gusto di rovinare, almeno per qualche minuto, la giornata ai dirigenti del distretto sanitario di Eboli: poi, faranno senz’altro spallucce, come sempre, e tutto tornerà “ a posto” come prima. Più di prima. Poco male.

Allora, specificando che si tratta di una ordinaria giornata di prenotazione di una visita a domicilio per un anziano, molto fragile, impossibilitato alla deambulazione, iniziamo con una prima domanda e giudichi il lettore: è normale che per portare a termine la missione, ossia depositare una banale ricetta del medico di base contenente la richiesta agli uffici, bisogna recarsi presso gli uffici di Acquarita (dove, pare, risiedano i nostri premi Nobel per la medicina del territorio) salvo poi sentirsi dire da una – incolpevole –  impiegata «sì, deve depositare qua la richiesta però prima deve andare alla 167 (quartiere ospitante un’altra sede degli uffici Asl, nda), pagare il ticket e poi tornare nuovamente qui per il deposito dell’istanza»? L’istinto primordiale che cova sotto la pelle e che, dinanzi a una stupidaggine come questa indurrebbe ad una giustificata violenza, viene per fortuna sopito dal principio di conservazione: ciononostante, la replica alla stravagante affermazione dell’addetta alla riabilitazione da parte del cittadino scatta automatica: «Scusi, ma non posso farlo qui visto che sempre qui devo tornare?». Le braccia dell’impiegata si allargano e i suoi occhi roteano verso il cielo, come a dire «e io che posso farci, così mi dicono di fare e io così faccio». Giusto, il punto però è proprio qui: ma chi è che decide queste cose, chi è che organizza i turni di lavoro, insomma chi è il responsabile di questa pratica ridicola che impone, sadicamente, all’utenza di andare avanti e indietro tra gli uffici del distretto per un semplice deposito cartaceo, per giunta in piena epoca di digitalizzazione? Il cittadino, a quel punto, si informa seduta stante e viene a sapere che il “capo”, vale a dire la figura che sovrintende all’organizzazione del lavoro (chiamiamolo così) sarebbe una dirigente, tale dottoressa Montefusco. Ovviamente il cittadino non sa neppure chi sia questa dottoressa ma, conoscendo un po’ come funzionano le nomine nell’Asl di Salerno (e quasi ovunque), una certa idea potrebbe essersela fatta.

Cosa abbiano nella testa questi dipendenti pubblici della sanità, ai quali i cittadini pagano stipendi del tutto sproporzionati tenuto conto di queste imbarazzanti condizioni organizzative, non è dato saperlo: gli indizi sono drammatici, però, perché nello Zimbabwe, in Congo e in Nigeria probabilmente sì, sarebbe quasi normale organizzare il lavoro in questo modo, al Distretto di Eboli probabilmente no. Sempre lo stesso cittadino, armatosi di pazienza in virtù del fatto che alternative non ce ne siano per la cura dell’anziano allettato, si presenta negli uffici del Sacro Cuore e, dopo un’altra fila, arriva allo sportello per il ticket dove incrocia una brava dipendente che, consapevole del problema, non può far altro che allargare le braccia anche lei e procedere alla registrazione della richiesta. Ma al cittadino non era stato detto in via Acquarita che doveva pagare il ticket, nonostante sulla ricetta fosse specificato il codice E003, cioè l’esenzione totale per età? Sì, così era stato detto ad Acquarita, ma al Sacro Cuore dicono che «no, non deve pagare, c’è scritto qui». Il fumo inizia ad uscire dalle orecchie del cittadino, nella mente del quale tornano le immagini di migliaia e migliaia di casi in cui ha sentito dire che «elimineremo ogni burocrazia, soprattutto quelle follie tipicamente italiane che fanno perdere ore preziose ed aggravano i conti pubblici per il peso esercitato da gestioni e organizzazioni da ultimo mondo» (vero, caro De Luca?). Come no, s’è visto come questi ostacoli siano stati estirpati, del resto basterebbe già vedere lo sconcio per le file all’ospedale Maria Santissima Addolorata, dove non c’è un dirigente che si assuma la responsabilità di ordinare a un dipendente di meritarsi lo stipendio che, chissà come, qualcuno è riuscito a garantirgli, e affiancare i residui addetti allo sportello. Ma qui entriamo nella logica politico-sindacale, che tutti conosciamo, e non finiremmo più  di scrivere perdendo così il filo del fatto specifico occorso nella giornata di ieri tra Acquarita e Sacro Cuore.

Il bello è che, alla luce di ulteriori informazioni acquisite sul campo, ai dipendenti Asl che fanno i corsi di formazione, una delle prime cose che è stato insegnato di recente è che le cosiddette “ricette a zero”, cioè dove non si paga nulla, è inutile caricarle nel sistema come le altre. Ovvio. Eppure, nonostante questo, bisogna far girare lo stesso le carte, il vero autentico bastione su cui si regge un intero Paese. Roba da non credere, insegnano ai dipendenti cosa e come vadano fatte le cose salvo poi, in pratica, non doverle fare perché…non si sa.

Acquisito il fondamentale timbro al Sacro Cuore, il cittadino ritorna in via Acquarita (totalmente ingolfata dall’altro, incancellabile sconcio di un traffico

mediorientale per il quale non si trova mai un vigile urbano…), fa un’altra volta la fila percorsa qualche ora prima e alla fine riesce a depositare l’impegnativa, circostanza che si sarebbe potuta risolvere in non più di un fisiologico quarto d’ora se soltanto la dottoressa Montefusco (sempre che sia confermata la sua responsabilità su tali questioni) facesse una delle cose più elementari che si possano fare: cambiare questa ridicola abitudine di far fare la pallina da ping pong a chiunque abbia quel genere di problemi, si presume un numero molto elevato di cittadini. Ma per queste cose servono i miracoli, non basta la buona volontà di qualcuno: risponderanno sempre allo stesso modo, cioè «siamo senza personale», «non ci sono risorse», «abbiamo fatto richiesta a Salerno ma ancora non ci hanno fatto sapere», «ho protocollato ai superiori mille richieste ma ancora nulla», eccetera. La conosciamo questa canzone: così come conosciamo l’andazzo degli uffici pubblici, dall’Asl al Distretto e via elencando, dove il parassitismo è già diventato una nobile condizione.