Alfieri: “La democrazia non è idiozia”. La Bretella Eboli-Agropoli si farà - Le Cronache
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Alfieri: “La democrazia non è idiozia”. La Bretella Eboli-Agropoli si farà

Alfieri: “La democrazia non è idiozia”. La Bretella Eboli-Agropoli si farà

di Antonio Manzo
Rompendo gli indugi e aggirando i consigli di chi gli suggerisce di assumere una posizione il più possibile ambigua, il presidente della Provincia Franco Alfieri ha scandalizzato la platea presente in un cineteatro che avrebbe dovuto discutere della realizzazione della bretella di collegamento Eboli-Agropoli, una superstrada che si farà.
Lo scandalo è in tutta in una frase: .
La frase, pronunciata non senza aver dato una stoccata alle iene social che discettano su tutto come accorsati clienti di un bar, ha destato la meraviglia per l’improvvisa ed azzeccata rima che avrebbe potuto far balenare il dubbio nei contestatori da tastiera dell’affidabilità democratica di chi guida un istituzione. Alfieri ce l’ha con la iene da tastiera. E ricordando Umberto Eco trova perfino la rima ingiusta secondo la quale la democrazia sarebbe una idiozia: <I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un un bicchiere di vino senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli.
Alfieri? Un mezzo “nuovo fascista” per stare al tempo della grammatica politica ai tempi della Meloni. Il presidente della Provincia di Salerno un uomo già pronto ad invertire la strada per capeggiare una nuova “marcia su Roma” dopo aver offerto fritture di pesce a tutti? Naturalmente lungi dal pensare che Alfieri creda davvero che la democrazia è una idiozia. Anzi tutt’altro. La democrazia è, invece, anche decisione non l’odioso e sacramentato rito politico-amministrativo del rinvio senza mai decidere. E al Sud ne sappiamo qualcosa dove la cosiddetta “concertazione” è, a volte, solo l’abile filosofia del rinvio per “fare”, realizzare un’opera di pubblica utilità si accoppia mai al cosiddetto fast check-in, cioè la verifica dei fatti come autoverifica del lavoro che si annuncia con la fascia da sindaco e non se ne veda mai l’ufficialità della fine della realizzazione. Senza mai offrire ai propri elettori cosa fare, come farlo e dire il tempo di realizzazione. Quando non si intende assumere una decisione responsabile, si assomma ogni responsabilità del non-fatto ad una platea tanto vasta di presunti decisori fino al punto di non consentire di individuare i responsabili. In omaggio al gran pezzo dell’elettorato del “partito del no”, c’è un pezzo di politica e di classe dirigente che ha paura di schierarsi chiaramente per il “si”. Altro che sospetti di dittatura o, più banalmente, “gastronomia di scambio” Ci sono una serie di argomenti che dovrebbero spingere a favore di un “si” alla bretella Eboli-Agropoli , accompagnato da una limpida libertà di coscienza non corrotta dalla convinzione posticcia e mascherata ma anche rispettando la opinione di chi è contro. Primo, il fatto che la Statale 18 verso il Cilento (andata e ritorno) è una strada impraticabile è un fatto certo difficilmente opinabile. Secondo, l’inagibilità ormai storica dello svincolo autostradale di Eboli grida vendetta davanti a Dio, perché perdoni chi lo fece costruire lì dov’è oggi e non lo ha ammodernato nonostante i lavori della Terza Corsia. Eboli ha il record nazionale: è l’unico svincolo non rifatto nel corso dei lavori della terza corsia sulla Salerno-Reggio Calabria (basta guardare i nuovi svincoli a Atena Lucana, Sala Consilina, Sicignano degli Alburni). Lo svincolo di Eboli è la Roncobilaccio 4.0. Chi, in viaggio, ascoltava la rubrica Rai “viaggiare informati” fino al 2016, anno di inaugurazione della variante di valico sulla Milano-Napoli, non v’è stato italiano che non abbia ascoltato quotidianamente la notizia di ingorghi, incolonnamenti allo svincolo di Roncobilaccio, frazione di Castiglione dei Pepoli passata alla storia delle colonne di auto in autostrada. Eboli ha sostituito Roncobilaccio nell’immaginario collettivo degli italiani abituati a pensare alle code un miracolo di Cristo, notoriamente fermo a Eboli. Gli oppositori del “partito del no” stanno facendo passare il massaggio che è una ridicola presa di posizione di Alfieri da qualche ore nella versione simil-dittatoriale. Non è pazienza democratica costringere gli automobilisti ad ore ed ore di auto per raggiungere il Cilento o costringere gli automobilisti all’ingorgo infernale di Eboli. Non è pazienza democratica ingannare le popolazioni della piana del Sele promettendo, alla vigilia del voto, le barricate contro l’insediamento Terna in nome di presunti danno ambientale da inquinamento elettro magnetico e poi fare una incomprensibile giravolta senza spiegare nulla. Ma proprio nulla agli elettori, prima gabbati e poi venduti.
Non è democrazia rinunciare all’Alta Velocità facendo apparire il tracciato tanto devastante da consigliare ai tecnici di cambiare percorso ed adottare la linea che il “partito del No” fatto da ricchi notabili osservò contro la stazione ferroviaria della Napoli-Reggio Calabria che fu poi costruita a Battipaglia e non a Eboli. Ma non si sa mai. Le beffe della storia si possono sempre ripetere. Ma il “partito del no” è sempre alla ricerca di un personaggio-alibi per crescere senza se e senza ma.