La politica malata e le scelte discutibili del PSI salernitano - Le Cronache
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La politica malata e le scelte discutibili del PSI salernitano

La politica malata e le scelte discutibili del PSI salernitano

di Salvatore Memoli

È veramente malata la politica salernitana? Resta questo interrogativo che ha posto con la sua solita sagacia e concretezza Carmelo Conte. A sua disposizione ha una vasta conoscenza dei meccanismi politici ed altrettante partecipazioni a tanti momenti significativi delle decisioni che hanno portato il territorio salernitano al punto in cui si trova. Se il territorio politico esprime una politica malata, l’analisi delle patologie deve essere condotta a ritroso, in anni lontani. Conte parla di De Luca e definisce un’avventura la sua attività politica. Ma la politica non dovrebbe mai essere un’avventura, un’attività quasi istrionica affidata ad una sola persona. Riavvolgere il nastro dei fatti e delle tante decisioni che portano al presente, può essere un doveroso atto di corretta ricostruzione storica, per uscire da visioni troppo soggettive e troppo legate a reattività motivate da profonde insoddisfazioni e non condivisioni della gestione.

De Luca era un outsider  nel suo partito e nelle sue scelte d’impegno che lo vedevano sulle barricate di una provincia troppo chiusa in una visione di certa lotta politica e poca tutela dei diritti sociali e sindacali. De Luca portava in politica una testimonianza di lotta, si conquistava spazi per le sue lotte nell’agro sarnese-nocerino e nel Vallo di Diano per la lotta del prezzo del latte in stalla. I suoi metodi di lotta erano integrali, pancia a terra, senza sconto e senza cedimenti, il che in una visione di perenne componimento delle lotti, rappresentava una mina vagante che delineava percorsi nuovi e diversi della difesa dei deboli. Il Partito Comunista gli fece spazio, riconoscendo le sue potenzialità, lasciandogli costruire un credito politico, condiviso da alcuni e fortemente critico verso la gestione storica dello stesso partito negli ultimi anni. De Luca è figlio del sessantotto, ne sente l’innovazione e la motivazione ideale, ne è coinvolto, favorito dal suo temperamento caratteriale, fortemente assertivo e dirompente. L’elezione al Consiglio Comunale di Salerno di Vincenzo De Luca fu fattore determinante per stabilire un diverso ruolo del gruppo consiliare, per imporre una visione di confronto serrato che superava e, forse, metteva da parte il lavoro di validi colleghi che negli anni avevano costruito un rapporto fluido, dialogante e di opposizione costruttiva. De Luca è tranciant, metodico nella sua visione di lotta a certi sistemi, innovativo nella visione dei programmi politici e nei percorsi da seguire.

Quando le elezioni politiche assegnarono un forte risultato elettorale al partito socialista ed in particolare al Sindaco galantuomo Vincenzo Giordano, il progetto di continuare con la Giunta laica e di sinistra, forte di un accordo appetibile con il Partito Comunista a cui vennero riconosciute deleghe importanti per la vita di Salerno, determinò un corso nuovo della vita politica ( evidentemente allora non malata). Allora tutto aveva un significato ed una valenza positiva, perché il progetto dell’alternativa politica alla guida storica della Democrazia Cristiana,messa all’opposizione con oltre due decine di Consiglieri Comunali e tanti progetti da realizzare, inclusa la Città Possibile, un ricco documento progettuale d’interventi urbanistici che avrebbero cambiato il volto della Città. Il PSI aveva bisogno dei comunisti ed accettò senza farsi domande di collaborare con un gruppo consiliare che rispondeva prevalentemente a Vincenzo De Luca. In quel momento la città non era malata, scegliendo di rompere un accordo politico bel saldo, confermato a Roma con il Governo del Paese. Gli obiettivi di novità erano seducenti, stimolanti per un resoconto all’interno del Partito di Craxi che vedeva ascendere Conte ed erano utili ad una gestione senza fastidio di una città in crescita che avrebbe gestito ambiti progetti, senza rispondere a De Mita ed al Partito di maggioranza nel Paese.

Dunque, la città malata di oggi non è altro che la conseguenza di un errore di visione politica di allora e della scelta e valutazione degli interlocutori del tempo!

De Luca veniva dalla vita di partito, aveva avuto il tempo di consolidare amicizie in città ed in molti ambienti organizzati, professionisti, sindacati e magistratura. Portare il PCI ai vertici di Governo della città democristiana aveva infervorato molti ed aveva acceso attenzioni che stimolavano una naturale aspirazione a stare al centro del potere, con i propri ideali e con le proprie visioni, a volte divenute più corporative ed identitarie di qualsiasi visione di opposto orientamento.

Quello che è avvenuto dopo, il carcere per Giordano, Bonavitacola e Salzano,era un viatico per affermare un’alternanza effettiva ai partiti corrotti, agli uomini coinvolti da gravi imputazioni, al sindaco della gente, totalmente in disaccordo con quelli di prima, sulla spinta delle scelte popolari dell’epoca.

La politica è diventata malata quando ha delegittimato il risultato elettorale dei salernitani e alterato gli orientamenti, accettando percorsi politici ed imbarcando gente nuova che lo stesso partito alleato aveva in osservazione.

De Luca ha costruito sull’eruzione del vulcano! Certa cenere tenuta in disprezzo da taluni è diventata nelle sue mani cemento per costruire un nuovo potere, il suo potere, contro tutto e tutti.

Questo lo vogliamo dire?